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lunedì 17 gennaio 2011

E IL PARCO SI FECE MUSEO

Ancora un nuovo museo, ancora nel Nordest, alla faccia di chi dice che quella parte d’Italia produce solo capannoni. È la volta della città industriale di Pordenone, che sta vivendo un suo piccolo rinascimento culturale alimentato dai festival letterari, dal cinema e dal fumetto. E ora è la volta di provarci pure con l’arte, con due nuove sedi fresche appena sistemate. In aperta sfida alle ristrettezze di bilancio, ma anche con qualche ombra...

Suona strano parlare di aperture di spazi per l’arte contemporanea in un periodo di allarme generale per la sopravvivenza di quelli esistenti, eppure è un miracolo che PARCO, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone intitolata ad Armando Pizzinato, abbia appena aperto le porte delle sue due sedi. Una principale in uno dei parchi della città e una nel centro storico, con un menù di mostre che lasciano presagire un’attenzione sul moderno e sul contemporaneo. Una nuova apertura alla ricerca d’identità che la città attende, dopo che negli ultimi anni ha cercato di scrollarsi di dosso il titolo di "Manchester del Friuli” in favore di un’immagine meno grigia e più creativa, aperta al nuovo e operosa anche sul piano artistico, facendo proprio l’elementare sillogismo per cui la cultura migliora la qualità della vita. Se non sono mancati eventi nazionali e internazionali - come il festival letterario Pordenonelegge e Le giornate del Cinema Muto - l’apertura di spazi espositivi del tutto nuovi è anche un raro esempio per pensare un inedito Nordest. Sottolineando l’attenzione crescente verso le arti visive, seppure fra tappe tortuose oltre le quali si spera di poter continuare.
Il progetto nasce in seno all’amministrazione cittadina per dare una cornice comune alle collezioni ospitate dal Museo Civico d'Arte di Pordenone, con molte opere del Novecento a partire dai padroni di casa Mirko Basaldella, Armando Pizzinato, Giuseppe Zigaina, passando per Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Alberto Savinio, Mario Sironi, con opere grafiche di Pablo Picasso, Georges Braque e Marc Chagall (che sarà possibile vedere da febbraio). Nel contempo c’era la volontà di offrire al pubblico qualcosa di nuovo, che potesse sfruttare le potenzialità innescate dal fermento culturale cittadino, tanto più con un pubblico che qui conta una forte presenza statunitense vista la vicinanza con la base militare di Aviano. Ecco quindi il restauro di uno degli edifici del centro, curato da Thomas Herzog, e l’ampliamento con un’ala tutta nuova della villa situata nel parco.
La sede principale di PARCO - photo Elena Tubaro
Difficoltà di bilancio e la vicinanza delle elezioni - problema tipicamente italiano - hanno però trattenuto l’amministrazione da progetti pluriennali. L’assessorato alla Cultura, che ha seguito il progetto dalla fase embrionale fino all’apertura, non si è spinto tanto oltre, spiegando la precisa volontà di preparare un terreno da coltivare e sviluppare, senza connotazioni forzate di fine mandato, in maniera tale di lasciare un ventaglio aperto di potenzialità. Per il momento la sospensione è costellata di idee, aspettative e speranze, e non resta che rimanere in attesa di affermazioni e realizzazioni, che vadano oltre alla consolidata tradizione dei giochi di parole e del politichese. Ci si augura ovviamente che PARCO, al momento lasciato senza staff né direttore, non resti in panchina, poiché sarebbe sbagliato leggere l’apertura di un luogo simile da una prospettiva strettamente cittadina, perché la perifericità friulana è anche storicamente internazionale, di un’internazionalità vicina e percorribile. E poi perché uno spazio è soprattutto un’opportunità per dei contenuti e per portare avanti una politica cultura responsabile.
Jim Goldberg - Raisedbywolves#4, Slayer Errol Flynn Squat, Hollywood - 1988 - foto bianco e nero
I segnali schizofrenici che la regione ha dato in questi anni, dalle peripezie di Villa Manin alle fatiche della Galleria d’Arte Contemporanea di Monfalcone, sembrano trovare un nuovo tassello che ci auspichiamo sarà quello di una maggiore stabilità e continuità, soprattutto nella logica della creazione di un tessuto culturale più coerente, omogeneo e aperto. La sensazione, tuttavia, è che non sarà una passeggiata...

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