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martedì 29 aprile 2014

Miami Loves Street Art – seconda parte - Report di Egidio Bianco




Esce oggi la seconda parte del report sulla Street Art a Miami di Egidio Bianco. Per leggere la prima parte andate qui .

Wynwood Walls, se possibile, rappresenta una sorta di galleria nella galleria: un’esposizione di Street Art sotto il sole nel centro esatto del quartiere, esso stesso, come visto, una gigantesca vetrina di creatività artistica. Questo luogo, oggi visitato giornalmente da centinaia di turisti, era banalmente un complesso di magazzini con annessi parcheggi e garage che nel 2009 fu acquistato da un certo Tony Goldman. La storia di questo personaggio parla da sé. Goldman è diventato multimilionario attraverso importanti affari immobiliari ed era molto conosciuto negli Stati Uniti come “community revitalizor”, ovvero uno dei migliori interpreti di quei fenomeni di gentrification di cui si è detto nel breve excursus iniziale. Con questo ruolo ha contribuito a creare l’immagine godereccia e vitale della South Beach che conosciamo oggi, e nelle stesse vesti ha investito su Wynwood e sulla Street Art cogliendo nel segno. Si nota come le pareti di questi spazi siano state trasformate in enormi tele ognuna assegnata a un artista differente; e così le porte dei garage del cortile adiacente. Ovviamente, come ogni buon museo che si rispetti, ogni opera è illustrata con autore, titolo ed anno di esecuzione da una placchetta applicata a muro. 


Wynwood Walls - Vhils

È ardua impresa scegliere dei pezzi in particolare tra le moltitudini qui presenti, soprattutto perché il curatore, Jeffrey Deitch, dal 2009 a oggi ha chiamato molte delle figure più altisonanti della scena americana e mondiale. Tra gli artisti presenti, ricordiamo: Obey, Futura 2000, Kenny Scharf, Phase 2, Lady Pink, Swoon, Retna, Faile, Ron English, Logan Hicks tra i rappresentanti statunitensi; poi ancora Os Gemeos e Nunca dal Brasile; Roa, Vhils, Saner & Sego, Liqen e Stelios Faitakis dall’Europa: e la lista proseguirebbe ancora.


Wynwood Walls - Ron English

L’accesso a Wynwood Walls è completamente gratuito ma sono i due ristoranti, uno dei quali interamente tappezzato dai poster di Obey, a ricordarci la parte più speculativa dell’investimento di Goldman, che accanto alla valorizzazione della Street Art ha cercato di offrire servizi a una zona molto carente da questo punto di vista affinché potesse divenire più attrattiva.


Wynwood Walls - Nunca

Ripensando ad altre enclaves dell’ arte urbana nel mondo come l’East End di Londra, in particolare Shoreditch, oppure Kreuzberg a Berlino, entrambe aree dove con la Street Art si organizzano tour turistici e dove sono passati la maggior parte dei grandi nomi internazionali, vedo con Wynwood alcuni punti in comune pur cogliendo una differenza sostanziale: mentre Shoreditch e Kreuzberg sono due quartieri che oramai fanno parte del centro allargato delle due rispettive città, dove la vita e le brulicanti attività umane si svolgono in maniera indipendente rispetto alla presenza di pareti dipinte, Wynwood, per la sua conformazione industriale e la sua riconversione iniziata relativamente di recente sembra quasi un ambiente astratto, metafisico, dove tutto è in silenzio e a parlare sono solo i muri, le porte, i segnali stradali e qualsiasi altro supporto utile e coperto di spray, poster, stickers e quant’altro. 

Miss Van

Una zona franca, un paese di Bengodi dove tutto è concesso, un grande circo della Street Art in continua espansione, e non riesco a capire sino a che punto questo sia un bene o sia un male. Non ho mai visto una tale concentrazione di muri dipinti in uno spazio così grande (per avere un’idea provate a osservare la mappa su questo sito: http://www.wynwoodmap.com/). 




Certamente molto interessante e intrigante è il fatto che  quasi tutto è recente, si vedono artisti al lavoro e si sente odore di vernice; tutto è in fermento, e anche se intere strade sono sature di colore, molte altre nei paraggi sono pronte ad ospitarne di nuovo. L’altra faccia della medaglia è che, forse, si rischia di ghettizzare la Street Art in luoghi specifici, non valorizzandola invece quale forma di arte pubblica, come tale quindi presente in tutte le aree della città e visibile a chiunque. Nel caso di Wynwood mi sento di dire che l’effetto è talmente sorprendente che il gioco vale la candela.


Wynwood Walls - Stelios Faitakis

Più avanti, all’interno di un cortile lussureggiante di palme ed altre piante, fanno capolino dietro le fronde, come in una piccola foresta onirica, surreali bestie dipinte dalla bomboletta sapiente di uno che la sa lunga come Kenny Sharf. In lontananza su un grande spiazzo si affacciano alte fronti cieche completamente istoriate e pitturate. Ma questa è ancora un’altra storia.
La visita di Wynwood termina ad un evento del Winter Music Conference situato nel cortile di una fabbrica dismessa: all’interno una moltitudine di graffiti sottolinea ancora una volta la vocazione di Wynwood. E a noi questa sua vocazione piace.


12. Wynwood Walls - Logan Hicks


Report di Egidio E. Bianco
Ph: Egidio E.Bianco



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