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martedì 12 agosto 2014

Ad ognuno il suo festival: anche Malta ne ha uno - di Egidio Bianco



Si è appena conclusa sotto il cocente sole di Malta la seconda edizione dello Sliema Street Art Festival, una manifestazione che ha coinvolto tutto il litorale dell’amministrazione di Sliema con musica, eventi e live painting mentre è stato scelto un altro sito per la realizzazione di opere la cui permanenza è legata al breve tempo di vita dello stesso, considerato il suo stato di abbandono e il progetto di ricostruzione che lo riguarda. Il festival, organizzato dall’agenzia locale Add More Colors, costituisce una notevole apertura e presa di coscienza da parte di una piccola realtà come Malta (poco più che quattrocentomila abitanti complessivi) ai linguaggi creativi che oggi la cultura urbana è capace di offrire evidentemente non solo nelle grandi metropoli.
Il parterre artistico che ha preso parte all’evento è costituito da un mix di artisti locali e un giusto equilibrio tra nomi meno noti e firme che hanno già ottenuto credito e considerazione a livello internazionale. Questa varietà la ritroviamo riflessa nei differenti codici figurativi messi in scena durante i tre giorni del festival. La Street Art in senso proprio, ben rappresentata da Telmo Miel e MTO su tutti, non monopolizza il panorama ma accompagna altre forme di estro artistico che dal Writing, con Sofles, Pantone e Bond, si dirigono verso i disegni pavimentali anamorfici di Alex Maksiov e Vera Bugatti, e toccano alcune delle nuove frontiere della correzione creativa dell’ambiente urbano come il cosiddetto Yarn Bombing; in conclusione non mancano nemmeno i video, rappresentati dalla film maker australiana Selina Miles, passata recentemente alla cronaca per la realizzazione dell’ormai popolare video Limitless, con Sofles  come protagonista.
Tutto ciò è stato accompagnato dall’organizzazione di eventi musicali e altre esibizioni atletico-sportive che hanno completato l’atmosfera di una festa che nell’alta stagione turistica di Malta è stata anche orientata nel senso di un attrazione per visitatori esterni. La manifestazione in questo senso presenta più i crismi di un evento effimero di richiamo, come del resto la maggioranza degli Street Art festivals, che di un progetto vero e proprio che coinvolga più stabilmente la società e il paesaggio urbano maltese.
Un vecchio complesso residenziale chiamato “White Rocks” con vista mozzafiato sulla costa è stato trasformato nel centro nevralgico della produzione artistica del festival. In questo ambiente spettrale e un poco inquietante gli artisti hanno letteralmente tatuato di forme e colori i decadenti muri degli edifici. Le superfici esterne di piccoli camion e tavole posizionate sulla strada del lungomare sono invece state i principali supporti delle dimostrazioni artistiche realizzate a Sliema.

Sofles, Light Photography by Selina Miles


Faccia già conosciuta da queste parti, in quanto già partecipante alla prima edizione, Sofles, con la sua proverbiale sfacciataggine creativa si è esibito in prove per ogni differente palato: formazioni di lettere di ogni foggia, una massiccia presenza di throw up, tag e brillanti disegni figurativi rappresentano un saggio delle sue straordinarie doti da funambolo delle arti urbane. Cosi, una parete rotta che si apre su altri spazi del complesso può diventare anche l’occasione per realizzare una solida composizione in prospettiva; lettere che sembrano liquefarsi sono ispirate dal muro di contenimento di quella che era una piscina e fronteggiano un ulteriore Sofles, questa volta ispirato dalle stelle e dalle costellazioni. L’artista australiano trasforma le fatiscenti strutture di White Rocks in un parco giochi per lo sfoggio di azioni freestyle ad alto coefficiente tecnico e spettacolare.
Se Sofles colpisce per la sua straordinaria versatilità, il duo olandese Telmo Miel stupisce per la nitidezza realistica dello stile, che richiede ai due artisti lunghe sedute caratterizzate da continui e differenti “tocchi” di spray. Ma il realismo delle singole parti si carica di una differente connotazione di foggia pop-surreale nella composizione d’insieme. I due artisti si divertono a sperimentare combinazioni di indole chimerica, formate da parti antropomorfe che si uniscono a forme zoomorfe o a rappresentazioni di queste, come nel caso di un luccicante cavallo la cui cesura nel centro ne separa la parte effettiva in senso naturale da quella “artificiale”, quest’ultima costituita da una sua riproduzione nel formato di un pallone gonfiabile da luna-park.


Telmo Miel, Add more colors fb page

Pantone e Bond Truluv arricchiscono la scena del writing del festival con pezzi dalle lettere declinanti su piani di geometria a volte rigorosa, ma che rilascia una sorta di sottofondo psichedelico, formule severe di universi lontani e appena percepiti. I due si fronteggiano sulle fiancate di uno dei tanti van messi a disposizione dall’organizzazione dando vita a due galassie parallele in cui la freddezza del reticolato optical di Pantone acquieta i bollori esplosivi dei caratteri di Bond, che perdono materialità mentre si caricano di bagliori, lampi di luce e colori infuocati.

Pantone e Bond, Add more colors fb page


Altro grande protagonista è MTO, i cui giganteschi personaggi che si stagliano sulle facciate degli edifici di mezza Europa giungono sino a Malta e lo fanno in un modo abbastanza scomodo a giudicare dalla situazione in cui si trova il gigantesco bagnante che fa capolino sulle pareti del lungomare di Sliema. La difficoltà ritratta nel suo volto è il riflesso di quello che lo stesso artista francese spiega essere la rappresentazione dell’accesso in Europa attraverso Malta, con chiaro riferimento al problema dell’immigrazione via mare che la piccola isola del Mediterraneo, come l’Italia del resto, si trova ad affrontare. Il furore da festival di Street Art ha contagiato anche Malta.

Mto, fb page




Egidio Emiliano Bianco




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