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martedì 28 giugno 2011

L’altra metà del cielo russo


Dimenticate l’immaginario della donna russa alle dipendenze assolute del capofamiglia tramandatoci dai grandi romanzi ottocenteschi. Dimenticate anche quello ipercontemporaneo, per certi versi il suo esatto opposto, della donna russa che non bada a spese ma che difficilmente riconoscerebbe un’opera d’arte da un comodino. Ma non accantonateli del tutto: del primo, trattenete la forza e la magnificenza dei personaggi femminili à la Dostoevskij e à la Tolstoj (due su tutti, la Natasha dell’Idiota e Anna Karenina). Del secondo, mantenete la bellezza che incanta, la curiosità e l’apertura al mondo.
È questo il soggetto dell’imponente "art-object-project” realizzato dal maestro dell’Anacronismo Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954) con la produzione congiunta di Mazzotta Art Selection e Cashmere & Silk.
"The other side of Russia. The face and the soul, è un progetto che parla delle donne Russe, riunendole in un coro capace di far arrivare la loro voce lontano, oltre il confine, per ricordare, per mantenere la consapevolezza di come siamo. Donne solide, per cui volere è potere, che conservano tradizioni di grande qualità, che non hanno mai smesso di sentire e ascoltare le esperienze tramandate dalle madri, non come un’eredità fuori dal tempo, ma come un insegnamento profondo e continuo”. Con queste parole Victoria Saava, manager alla guida di Cashmere & Silk e della galleria d’arte K35 di Mosca, descrive l’idea alla base dell’opera, che a Milano si trova solo alla prima tappa di un viaggio che la porterà, da fine giugno ad agosto, a Venezia, e infine a Mosca, in concomitanza con la IV Biennale d’Arte di Mosca, e dove Galliani è già stato ospite con una personale di grande successo nel 2009.
Strada facendo, l’opera si trasformerà: oggi i ritratti sono 21, "legati impercettibilmente tra loro dalla linea morbida del disegno di una betulla, albero tipico del paesaggio russo” come spiega Galliani, ma per l’arrivo a Mosca ne sono previsti 48.
Nella città del Cremlino, inoltre, l’opera si disperderà, perché ogni ritratto verrà restituito al legittimo proprietario, ovvero i 48 soggetti immortalati.

Secondo Leonardo Rotatori di Mazzotta Art Selection, "è esattamente come una performance che nel momento stesso in cui è fatta, finisce. Perché la partecipazione è e rimane il centro assoluto di tutto il progetto. Negarne la presenza fisica e scenica nel futuro, sottrarla alle mode e al giudizio, è un’azione necessaria per trattenere tutta l’attenzione nel valore del fare "ora e adesso”, che si realizza insieme, quando se ne parla e ci si incontra”.
La dispersione dei ritratti è un forte gesto simbolico che sembra inoltre sottolineare come le donne ritratte siano state al contempo muse e mecenati, riunendo così in un’unica figura - femminile - i due personaggi chiave che gravitano intorno alla produzione artistica e che da millenni siamo abituati a considerare come tipicamente maschili (il mecenate) o femminili (la musa).
La parità tra i sessi, qui così ben rappresentata, ha d’altra parte radici storiche molto profonde nella cultura russa: nei soviet, infatti, venivano selezionate le migliori menti del paese – le più adatte ad ogni funzione – senza discriminazione di genere. Tale tradizione ha portato le donne ad occupare di diritto le più alte cariche e posizioni all’interno del panorama manageriale e professionale degli ultimi ottant’anni.

The other side of Russia non è dunque solo un’opera d’arte, ma è una testimonianza che, attraverso il disegno, si fa narrazione: le storie delle donne ritratte, colte, audaci e sicure protagoniste della modernità, vengono a comporsi in una grande Storia che al contempo le comprende e le trascende. La Storia di un futuro ancora da scrivere, ma a cui guardano fiduciose, consapevoli.
Quando parla dell’opera, Galliano la chiama "il ritratto”, al singolare, come a sottolineare l’intrinseca unità, - pur nella diversità, anche tecnica, di ciascun elemento – che lega le storie narrate attraverso i volti delle sue protagoniste. "Parto sempre dagli occhi che", spiega, "riescono a far superare tutte le barriere linguistiche e i tempi stretti che possono essere un ostacolo per un lavoro come questo che richiede di conoscere le persone ritratte”. I disegni sono poi eseguiti a matita e grafite, "un diamante più giovane che riflette la luce, non la assorbe”.
L’anima russa, The Russian Soul, emerge così in tutto il suo splendore, contemporaneamente cangiante come la vita ed eterno come l’arte. Nell’anno della cultura russa in Italia, Omar Galliani crea un vero e proprio monumento in progress dedicato a quella che Mao, ripreso nel titolo della mostra, chiama l’ "altra metà del cielo”, la donna.

fonte: Exibart
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