VenetoWorld

venerdì 12 luglio 2013

Intervista a Giada Pellicari, curatrice della mostra CULTURAL LANDSCAPES

fonte: sugarDAILY 

Street Art e Writing, meravigliosi sconosciuti

Villa Tomè a Trebaseleghe è il primo luogo in Italia a diventare sede espositiva per la Street art, dichiarando come obiettivo quello di giungere nel tempo alla creazione di un Grim (Graffiti Italian Museum). Interessante e alquanto positivo risultato quello di riuscire ad ottenere anche il patrocinio del comune di Trebaseleghe, indicando quindi che la Street art sta iniziando ad essere vista in maniera positiva e non più come un “imbrattamento” del suolo pubblico. Quali sono stati i passaggi fondamentali di questa importante iniziativa?
Prima di spiegare i passaggi del progetto, è importante sottolineare come esista una sostanziale differenza tra Street Art e Graffiti, perché sono due linguaggi differenti, uno basato sullo studio delle lettere e sulla scrittura del nome del writer, l’altro invece su un approccio molto più figurativo e iconico.
Veniva visto “imbrattamento” dello spazio pubblico, come dici tu, perché ci sono delle leggi a riguardo e molte volte i writers rischiano di essere ritenuti solamente dei vandali. E’fondamentale, però,la matrice di illegalità con cui il movimento nasce, un aspetto basilare per sviluppare la velocità e la gestualità del segno, che sono altri elementi fondamentali.
E’ vero che la Street Art sta iniziando ad essere vista in maniera positiva sia dalle persone, che dalle istituzioni e spesso viene anche tutelata a discapito del Writing che invece viene (quasi) sempre condannato, ma questa apertura deriva proprio dalla tipologia del linguaggio che è diventato differente e che viene molto più accettato nel momento in cui si fanno dei lavori prettamente figurativi, facilmente leggibili e decodificabili.
Il Grim, che va visto come un progetto in progress, nasce dall’idea di Antonio Ceccagno, presidente dell’Associazione Jeos, nata in ricordo di Giacomo. Fin dagli inizi l’Associazione si era posta come obiettivo quello di portare avanti le forme di arte urbana, quindi il Writing e la Street Art, senza però voler snaturare questi linguaggi espressivi. Il Grim va quindi visto come uno step successivo, nato nel momento in cui è stata resa disponibile questa bellissima villa, per gentile concessione di Federico Baratelli attivo promulgatore, e si è pensato di renderla luogo di esposizione.
Molto più importante, secondo me, è vederla come luogo di ricerca sull’argomento e come base per instaurare una serie di relazioni nazionali e internazionali sul tema. Nel gruppo di coloro che hanno attivato l’intero processo vanno visti anche gli EAD, crew storica padovana conosciuta internazionalmente, e Carmen Losasso, che da appassionata sull’argomento è diventata anche una persona che se ne intende.
Trebaseleghe si è dimostrata molto aperta, il sindaco e la giunta hanno capito la validità del progetto e sono lieti di ospitarlo nel loro comune.
Da parte mia è giusto dire che sono una curatrice che collabora come esterna con questo luogo e che, al momento, ho curato la mostra di inaugurazione CULTURAL LANDSCAPES / Visioni Urbane. Da esterna penso che comunque il Writing e la Street Art non debbano venire snaturati e portati in contesti al chiuso, penso siano molto più interessanti dei lavori che parlino di Writing o comunque delle documentazioni sull’argomento. E’ importante mantenere la genuinità del fenomeno e non farlo diventare feticcio espositivo.

Street Art e Writing, meravigliosi sconosciuti

Come si trova un artista che fa “Street art”? Sembra una domanda sciocca, però in effetti ci sarà – come per le forme d’arte più classiche – una scala di giudizio e di merito. Come si distingue un vero artista di strada? Da dove arrivano, nel senso, quali scuole affrontano prima di decidere di diventare dei “graffitari”?

Credo ci sia davvero molta confusione sull’argomento. Per tenere comunque il discorso su un approccio generico, quindi cerco di metterti insieme graffiti e street art, posso solo spiegarti che non vi sono scuole. La strada è la scuola (come una volta ha detto Joyce): è lì che si impara a scrivere il proprio nome, è lì che ci si firma ed è in quel luogo che si sviluppa il proprio stile, fondamentale per il writer.
Si tratta di percorsi di anni e di una evoluzione stilistica costante. Per quanto riguarda la street art, invece, l’importante è essere originali, far nascere le proprie idee in maniera genuina e non iniziare a farla per questioni economiche, dato che vi sono stati degli exploit negli ultimi anni.
La scala di giudizio e di merito sta nel proprio stile, nella riconoscibilità del proprio lavoro, nell’originalità.
Spesso sono i pari, ovvero quelli appartenenti al mondo dei graffiti che è molto chiuso, che riconoscono se un writer è valido o no. Per quanto riguarda poi il portarli all’interno di un contesto un po’ più istituzionale come quello dell’arte, spesso sono dei curatori che si occupano dell’argomento, che sono in un qualche modo militanti, anche come osservatori esterni, e che conoscono molti writers, in questo modo divengono delle figure ibride che dialogano tra entrambi i contesti, quello in strada e quello in luogo chiuso.

Street Art e Writing, meravigliosi sconosciuti

La mostra appena conclusasi, dedicata ad una personale di Giacomo Ceccagno, in arte Jeos (che, se non sbaglio, dà anche il nome alla vostra associazione), ha ottenuto un bel po’ di riscontri positivi. In particolare, è piaciuta la commistione fra la villa Settecentesca e l’esposizione prettamente contemporanea, in una sorta di armonioso contrasto. Considerando che l’estetica non è statica, perciò lo stesso valore estetico si può ritrovare in due cose lontanissime e apparentemente contrastanti fra loro, possiamo immaginare che la “street art” sia un moderno veicolo dell’invenzione? Un modo per ribadire, ancora una volta, che l’arte non si può fermare ad un solo modello, ma che deve continuare a rigenerarsi sotto varie forme, se vuole continuare ad essere viva e vitale?

Innanzitutto la commistione tra lavori d’arte contemporanea e luoghi più antichi non è nuova, per citarne alcuni esempi illustri posso dirti la mostra di Koons a Versailles che c’è stata un po’ di anni fa, oppure per andare più vicino a Villa Pisani a Strà che spesso è luogo di esposizione di lavori contemporanei e la stessa Venezia ne è un continuo esempio.
Se ci pensi questi edifici erano contemporanei per chi li ha fatti all’epoca e noi in realtà viviamo in un mondo che continua a ricostruirsi su se stesso ponendo le proprie fondamenta su diversi livelli di stratificazione.
L’arte è un veicolo del pensiero, è una visualizzazione critica e parla del proprio tempo. Per questo motivo è sempre vitale. L’importante è non ripetersi, ma se chi se ne occupa conosce bene la storia dell’arte di solito non commette questo errore, ma magari parte da lavori di altri artisti come base critica per sviluppare un discorso che funziona.
Però qui ti sto parlando più da critico, una mia amica artista la settimana scorsa mi ha detto: “ho avuto una visione”, e quella poi è diventata il lavoro.
La Street Art e il Writing sono le forme d’arte contemporanea forse più vivaci attualmente, il movimento d’arte più influente degli ultimi anni, lo stesso Jeffrey Deitch in una mostra importante del Moca a Los Angeles di due anni fa, infatti, lo ha definito così. E non a torto, perché è una forma d’arte nata ormai cinquant’ anni fa e che tuttora si sta evolvendo. L’altra faccia della medaglia è che ora più che mai si stanno creando delle speculazioni economiche su questa.
Ci tengo però a parlare almeno un po’ della mostra CULTURAL LANSCAPES / Visioni Urbane con le opere di Giacomo Ceccagno. Mi premeva moltissimo in questa mostra riunire le due anime di Giacomo / Jeos, quella come artista in studio e quella come writer in strada. Spesso si è detto che al centro dei suoi lavori vi siano ruspe, elicotteri, ganci, io invece penso che queste siano solo una parte per il tutto, e che invece il suo lavoro parlasse in toto del paesaggio urbano, da qui il titolo, e che quindi le sue tele in realtà fossero poi la concretizzazione visiva di tutto il suo percorso in strada, inteso come esperienza estetica, che faceva per muoversi e dipingere come writer.
Per questo motivo era importante per me dare alla mostra anche un approccio documentativo, con il suo blackbook, e una serie di fotografie inedite.

Bansky in Inghilterra e Kenny Random in Italia: due nomi che hanno fatto della Street art un argomento di cronaca, riportando in auge la Graffiti’s art dell’epoca pop, quella dei mostri sacri Haring e Basquiat, senza dimenticare quella grande galleria a cielo aperto che è il Muro di Berlino. Dopotutto, i graffiti sono sempre riusciti a scatenare una qualche reazione, che sia essa positiva o che sia negativa. Libertà, ribellione, denuncia, la trasgressione, la popolarità: quali sentimenti si celano, secondo te, dietro a questo inevitabile successo della “street art”? E’ più una questione di impatto emotivo o del semplice trovarsi lì, alla portata di tutti?

Banksy e Kennyrandom sono due nomi importanti, certo, ma te ne potrei citare molti altri davvero interessanti. Quando mi ritrovo a parlare di Bansky e a spiegare la Street Art, ci tengo sempre a parlare anche di Blek Le Rat, riportando quindi sul piano storico critico l’origine effettiva della street art, e a mostrare i suoi lavori, facendo comprendere come il lavoro di Bansky sia un’ottima evoluzione ma che si poneva su delle basi già molto forti.
Kennyrandom è un altro artista che è stato sempre innovativo, ma quello che mi preme dire, dato che i suoi lavori sono già molto conosciuti, è come lui sia stato uno degli iniziatori della scena a Padova, di come la sua margherita alle banche sia stata una delle micce di tutta la cultura qui della zona, insieme al pezzo di Rusty da Bologna. Di Padova potrei parlarti per ore, ma è importante ribadire che nel mondo del Writing ci sono moltissimi altri elementi validi, e che spesso l’ occhio viene catturato da un linguaggio più comprensibile, non da quello delle lettere che invece di solito è difficile da decifrare e si basa su di un sistema chiuso.
Per fare delle specifiche, né Haring né Basquiat si ritenevano dei graffitari, di sicuro vengono riconosciuti in letteratura come tra i primigeni della Street Art, molto più però Haring sia anche per tutta la questione dei gadget sviluppata. Nel caso del Muro di Berlino, immagino tu intenda l’East Side Gallery, invece si parla di muralismo urbano, altro argomento. Guardalo dietro, però, e scoprirai dei pezzi incredibili di Writing, lì ne ho visto uno di Sofles che mi è rimasto dentro.
Della Street Art sì giusto l’emozione, i sentimenti e il trovarsi alla portata di tutti, come dici tu, ma è anche di economia che un po’ si tratta.