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giovedì 29 maggio 2014

Mrfijodor Solo Show a Studio D'Ars - Report di Egidio Bianco




Proseguono a un ritmo incalzante le piccole ma sostanziose mostre dello Studio D’Ars di via Sant’Agnese a Milano. Lo storico spazio espositivo di Grazia Chiesa si sta pian piano guadagnando la palma di centro di riferimento meneghino per appassionati e collezionisti di Street Art ed ambiti affini. Questa volta è il turno di Mrfijodor (al secolo Fijodor Benzo), artista di Imperia, la cui vena espressiva si alimenta di un concentrato tra graffiti, disegno e colori, il tutto condito da spiccate risorse immaginifiche.

My problems, our society è una mostra che contrappone la delicatezza e il vocabolario figurativo coscientemente fanciullesco dell’artista ad alcuni episodi e temi critici che compongono e scuotono la nostra società. Una coesistenza tra realtà e fantasia, cinismo e speranza che si manifesta, come di consueto nell’opera di Mrfijodor, in una varia tavolozza di accesi cromatismi e forme zoomorfe ed antropomorfe che ricordano da vicino le illustrazioni fiabesche di qualche assurdo libro per bambini. La capacità dell’artista, proveniente da un passato e un presente dedicato alla Street Art con all’attivo moltissimi muri dipinti, è quella di trovarsi completamente a suo agio anche su supporti tradizionali e misure contenute, adattando di volta in volta la sua tecnica al tipo di superficie. Le campiture compatte e/o gocciolanti dei lavori a muro, ad esempio, si dissolvono in sottili veli e spruzzi ad acquerello e inchiostro.


Mrfijodor, My problems, our society.


La parete di fondo della storica galleria affidata alla direzione artistica di Daniele Decia, che come da buona abitudine viene sempre dipinta temporaneamente dall’artista di turno, è il focus visivo e mentale della mostra. Qui emerge uno degli indirizzi più significativi della filosofia artistica di Fjiodor, vale a dire l’importanza del dialogo immediato dell’opera con lo spettatore. Su uno sfondo nero si affollano segni e scritte di vario genere: “Sono dipendente dallo smartphone”; “Nucleare”; “La pubblicità nelle città va bene, i graffiti sporcano”, sono solo alcune delle idee tematiche su cui questo muro invita a riflettere. L’opera è concepita come un’improvvisazione di getto di problematiche e motivi che accompagnano le riflessioni di senso sulle modalità di funzionamento della società contemporanea. L’artista le affronta in maniera garbatamente ironica e senza sforzi ideologici o edificanti. La funzione di quella che, anche a detta dello stesso Mrfjiodor, potrebbe essere “la porta dei bagni di qualche locale”, ovvero una proiezione altamente materiale e volgare della nostra psiche, è quella di un luogo ritagliato per lo sfogo dei nostri pensieri, dubbi e contraddizioni; vacuità e impegno convivono, vale tutto, e, alterandosi incessantemente, tutto è il contrario di tutto. A sottolineare questo carattere di transitorietà l’uso di pastelli colorati facilmente deteriorabili e le cui tracce possono essere cancellate dallo spettatore, paradigma, inoltre, della natura effimera dei graffiti e della Street Art. 


Mrfijodor, Abitua alle dipendenze


Un gruppo di cinque opere di piccolo formato di quasi morandiana memoria compone una sorta di campionario dei rapidi rimedi che la società contemporanea offre ai suoi problemi e a chi ne soffre. Sono nature morte popolate da medicinali, alcolici, droghe e quant’altro oggi può aiutarci a sfogare le nostre inquietudini. “L’avvento del capitalismo avanzato ci ha portato ad avere un rapporto più succube con gli oggetti di uso quotidiano” scrive Christian Omodeo, in un breve testo sui rapporti tra Writing e Natura morta preparato appositamente per questa occasione. Guardando queste composizioni si ha in effetti l’impressione di trovarsi di fronte a degli altarini la cui forza attrattiva ci spinge rischiosamente all’adorazione. Accanto a queste cinque nature morte si affianca l’opera intitolata Natura quasi morta: Joypad horse: qui un cavallo assume sul suo corpo le caratteristiche del joypad, il controller utilizzato per i videogiochi - ulteriore dipendenza della contemporaneità – e va a rappresentare la trasfigurazione pittorica contemporanea dell’evoluzione della specie: quasi un essere mitologico che nasce dalla mescolanza indistinta tra realtà e illusione, espressione di quella “finzionalizzazione del mondo” di cui già parlava il celebre antropologo francese Marc Augé ne La guerra dei sogni (1998).


Mrfijodor, Natura quasi morta, Joypad Horse.


Appese sulla parete opposta due tele che trattano temi pressanti: Fukushima, che evidentemente rimanda alla recente tragedia della città giapponese, con il nucleare rappresentato come un mostro a due teste, e Mediterraneo, tragico affresco del continuo processo migratorio che vede il mare nostrum sempre più scenario di morte. In questo ultimo caso, lo stile, che improvvisamente accoglie tratti e particolari realistici, vuole forse sottolineare la cruda realtà che il bombardamento mediatico su questi argomenti rischia di trasformare in fiction. Immancabile, come quasi in tutte le sue opere, l’elefantino rosa dalle piccole orecchie, marchio di fabbrica della sua produzione, che con fare ironico appare fugacemente a conferirle un refolo di leggiadro clima surreale e psichedelico, esortando, come nel film Disney Dumbo, da cui l’artista l’ha tratto, a trasformare i propri difetti in punti di forza.


Mrfijodor, Mediterraneo







Si ringraziano Daniele Decia e Giorgio Bartocci per le foto



Report di Egidio E. Bianco

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