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sabato 19 marzo 2011

Hogre a Roma arriva in galleria

Probabilmente paradossale. Questo è il termine più adatto. Si, perchè la street art, evoluzione dell’ happening degli anni Settanta, giunta negli anni Ottanta vicino a tendenze legate alla grafica, è da sempre stata definita come un’arte nata dallo spirito di sovversione di singoli artisti, diversi per stili e modalità, ma accumunati dalla rivendicazione della strada come luogo dove poter abolire la proprietà privata dell’arte stessa.

Ed ecco che sulla scena romana arriva, dopo artisti iniziatori dal 2001 dello “Stencil Graffiti” come Sten&Lex o come Invader, che recentemente ha mappato la capitale, Hogre, giovane street artist romano che da dieci anni marchia con la sua tag e i suoi stencils i muri che vanno dalla Stazione Tiburtina alla Via Salaria, passando per San Lorenzo. Torniamo così a parlare di paradosso.

Si, perchè Hogre verrà proposto dal 19 marzo al 6 aprile 2011 per la prima volta, dopo un altro street artist come Obey, all’interno della galleria Mondo Bizzarro di Roma. Questo perchè negli ultimi anni il movimento ha preso sfumature diverse: dall’essere un”opera d’arte che dialoga apertamente con chiunque, non discriminatoria ma collettiva ha iniziato a declinarsi e a convertirsi allo scambio con musei e gallerie, probabilmente per cercare di lasciare un segno di documentazione testuale. Hogre e il suo Trash pro todo, che si potrebbe tradurre letteralmente Trash per tutto, ci sintetizza quello che David Lynch affermava tempo fa: Avrei voluto veder accadere cose nella mia vita. Sapevo che niente era come sembrava, ma non riuscivo a trovarne una prova. Così nel Trash, che qui per Hogre non è sinonimo di Kitsch, troviamo personaggi eterogenei, icone della schizofrenia del nostro secoli.

Uomini dalla testa a forma di lecca-lecca, tra il surreale e il lynchiano, si muovono attraverso la città, la assediano, come il Bianconiglio, Alice, lo Stregatto, il Brucaliffo creati da Hogre per Nella Capitale delle Meraviglie edizione 2010 che coinvolse le strade dal Pigneto a San Lorenzo, la cui massima era che la realtà è un placebo, come l’oltre lo specchio di Lewis Carroll. A Via dei Sabelli ecco comparire il Bianconiglio mentre scende frettolosamente le scale, oppure un’Alice “mass-mediatica” a Via degli Aurunci. Chi prima di loro invase Roma fu ad esempio lo stancil di Jack di Shining come quello presente a Viale Eritrea, il “This is not a stencil by Hogre” sulla Via Salaria, gli orsetti con la bombe attaccati alle fermate degli autobus o gli stencils “What’s Hogre” presenti alla Stazione Nomentana o a Via Dalmazia.

Ma chi è allora Hogre? E’ l’interpretazione che gli danno le persone che lo incontrano per strada, Il pallino nero del Tao, una nemesi necessaria, l’occhio sinistro, un sogno manifesto, cinque lettere, una firma…, afferma lo stesso artista che porta alla Mondo Bizzarro una mappatura differente non della città ma dell’uomo, dello stato umano. Cat’s foot iron claw Neuro-surgeons scream for more At paranoia’s poison door Twenty first century schizoid man, cantavano i King Crimson in 21st Century Schizoid Man, l’uomo del consumismo con la testa da chupa-chups, olio su tela qui in mostra; Hogre poi ci sputa letteralmente addosso nell’opera Stay Sick: serigrafia su cartone, ispirata all’album del 1990 dei The Cramps, che è soprattutto e principalmente la scansione di uno sputo.


Ed infine il mega trash assemblaggio pop, e chi più ne ha più ne metta, di Faxe dove una lattina di birra da 1 litro si sposa con circa 300 big babol, 6 pile scariche dipinte di verde e, come alla fine di ogni pozione che si rispetti, dei denti da vampiro. Come la descrive lo stesso Hogre è una scultura tossica, masticata e che mastica. In fondo sono tutte icone anche perchè l’unico modo di comunicare direttamente un’idea, scriveva Peirce, è per mezzo di un’icona; e ogni metodo indiretto di comunicare un’idea deve dipendere per la sua istituzione dall’uso di un’icona. Hogre fa questo attraverso le immagini ora del politico con il naso da clown ora con Alice ora con l’uomo chupa-chups chiedendoci: la realtà ti fa abbastanza schifo? E’ questo il senso del suo trash, lo schifo a vantaggio, e torniamo al paradossale, del tutto. E non ci sembra che esuli da ciò che viviamo oggi. Siamo in un mondo trash rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.

fonte: ModEyes
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