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lunedì 2 settembre 2013

INTERVISTA A RAPTUZ - di Giada Pellicari

Giada di Street Art Attack ha avuto il piacere di intervistare Raptuz, uno dei writer storici italiani, membro fondatore della famosissima crew dei TDK di Milano e dei CBS di West Hollywood.


Giada: Vuoi raccontarci come e quando hai iniziato a dipingere?
Raptuz: Ho iniziato nel 1987 durante una calda e noiosa estate nell’hinterland milanese, dopo aver visto in TV il film “Turk 182”, e subito dopo aver scoperto le pietre miliari: “Spraycan Art” e “Subway Art”. Assieme al mio socio di allora, il mitico “Asso”, abbiamo iniziato ad “esplorare” le yard ferroviarie in cerca dei primi spot, lasciando ovunque traccia del nostro passaggio...da quel momento in poi, il resto è storia.

G: Nei membri iniziali della tua crew storica dei TDK c’era Skah di Vicenza. Quali sono stati gli influssi stilistici tra le città di Milano e Vicenza e quale attitudine al lettering si è sviluppata da questo scambio? Secondo te come mai a Milano si è formato un lettering molto più incline a una matrice newyorkese mentre nel resto delle città italiane si è sviluppato uno stile molto più locale?
R: In realtà non ci sono stati grossi influssi stilistici tra di noi, eravamo e siamo un gruppo molto vario da questo punto di vista, forse la nostra forza è stata proprio quella di poter fare assieme delle cose che singolarmente non saremmo stati in grado di fare.
Si può dire che Milano è più incline ad una matrice newyorkese solamente se si presta poca attenzione, o se si prendono come spunto solamente alcuni artisti, in realtà Milano da sempre è stata molto aperta a tutti gli stili con mille sfaccettature, ha avuto ed ha, molti ottimi artisti in rappresentanza di qualsiasi stile di lettering, di figurativo, ed ora anche i cosiddetti “street artists”.


Raptuz, Reo, Sten, Mec - MM3 Crocetta, 1992


G: La TDK è una delle crew storiche italiane, inizialmente formata da otto persone, che attualmente si è aperta a molti altri membri. Vuoi raccontarci com’è nata la crew e la sua evoluzione nel tempo? Un anno fa si è tenuta a Milano la mostra TDK Neverending History, che ha avuto una grande risposta anche a livello mediatico. Com’è nata l’idea e com’è avvenuta la produzione del progetto?
R: La TDK è nata nel 1990 dall’unione di alcune “mini crew” formate da vari writers ormai dimenticati, la formazione storica effettiva da sempre è formata di fatto, oltre a me, da Rendo, Mec, Sten, Reo, Skah. Nel tempo si sono aggiunti molto altri validi elementi con lo scopo di allargare le nostre “competenze” in merito di writing, ed allo stesso tempo di dare nuova linfa e nuova carica alla Crew. Tutti i membri annessi, comunque facevano e fanno parte della nostra ristretta cerchia di frequentazioni, e la loro entrata in TDK è stato un passaggio naturale dettato soprattutto dal feeling e dalla passione che ci contraddistingue reciprocamente. Mi piace pensare che quando il gruppo “storico” non ci sarà più, la Crew e soprattutto il suo spirito sopravviverà grazie alle nuove leve che perpetueranno lo stile e la filosofia TDK Crew, annettendo a loro volta membri emergenti.
La mostra TDK Neverending History è stata la naturale conseguenza dell’unione di tutti questi artisti, voluta fortemente da me, e sostenuta da Giuseppe “Treccia” Iavicoli, in effetti ha dato riscontri in termini di pubblico oltre ogni più rosea previsione, ciò ci spinge sempre avanti e ci dà la carica per affrontare la titanica impresa di organizzarne presto un’ altra.


Articolo 31 Raptuz, Rendo, Sten & Mec - Via Pontano, Milano 1992

G: Hai passato molti anni in California, dove sei entrato a far parte della crew storica dei CBS a West Hollywood.  Come vedi la differenza tra il Writing in California e quello newyorkese? Come hanno influito le ultime legislazioni californiane sullo sviluppo del Writing nelle strade?
R: Non saprei, i newyorkesi non mi sono mai andati molto a genio.
Parlando di legislazione, in California sono messi malino, come del resto in tutti gli Stati Uniti, il Writing accostato e confuso erroneamente con il problema delle gangs, in passato ha creato molta confusione sfociando in repressioni inutili e senza senso, o quantomeno discutibili. Da qualche tempo però la globalizzazione ha fatto il suo dovere ed ora perfino i californiani riescono più o meno a distinguere tra “Writers” e “gang members”, e devo dire che quando capiscono una cosa, poi non se la scordano di sicuro, creando uno dei mercati più attivi a livello globale in termini di Writing e Street Art.


CBS Meeting 2011 in Melrose Ave (Hollywood) da Raptuz, Dytch66, Unek, Cezr, Bedo, Zero, Kunos


G: Parliamo ora del tuo stile, che è sempre passato dal lettering al puppet con grande disinvoltura fin dagli inizi di Via Pontano. Ultimamente c’è stata un’ulteriore evoluzione, visibile anche nell’ultimo pezzo a Ghirano di Prata, dove sei arrivato a delle scomposizioni pittoriche e all’utilizzo di tecniche normalmente non utilizzate nel Writing, come l’apporto dello scotch carta, ma che invece viene utilizzato molto spesso per i lavori in tela. Vuoi raccontarci di questi ultimi lavori?
R: Ho una formazione da fumettista ed illustratore, poi sono passato alla grafica, ed ora dipingo...insomma si è capito che mi piace cambiare? Mi è sempre piaciuto fare un po’ di tutto, anni fa avrei dato dello scemo a chi avesse usato stencils e scotch, ma ora la musica è cambiata, si parla di “opere” ed il “Gioco” è diventato un “lavoro”, quindi da ora in poi vale tutto, anche perchè credo di aver dimostrato ampiamente in passato di saper fare una sfumatura o una linea dritta “perfino” senza scotch di carta...o no?
Per gli ultimi lavori ho ripreso e sviluppato uno stile che negli anni avevo provato più volte a partire da anni non sospetti, e sono arrivato grazie alla scomposizione ad un compromesso tra grafica, figurativo ed astratto, come lo chiamo io il “futurismo della finestra rotta” mi permette di svariare ed esplorare diverse sfaccettature, vedendo il soggetto da molteplici punti di vista, come spiando attraverso un vetro rotto, dove il vedo e il non vedo porta in un proprio universo cosmico.
Cazzo ora parlo come un critico....sono messo male!!!...Capra! Capra! Capra! Capra! Capra!
(mi piace fare i quadri e i muri in questo modo...stop!)


Randy's Donuts


G: Ultimamente il Writing sta andando verso progetti di muralismo urbano, anche tu nei hai fatti diversi come ad esempio nel caso di Gallarate dove c’è stata la produzione a più mani tra te, Gatto, Thoms, Senso e Skah. Non pensi che in questi casi si rischia di perdere della gestualità genuina del Writing nel momento in cui si vada a lavorare su superfici più ampie e si tenda ad andare verso un decorativismo urbano? Come mai secondo te attualmente si cerca di portare il Writing a questi livelli?
R: La possibilità di dipingere questo tipo di muri quindici anni fa me la sognavo di notte, quindi ora è tutto grasso che cola. Chi fa il purista e si indigna al solo pensiero di un Writing di questo tipo, in fondo è solo perchè non ha le capacità né la possibilità di farlo. Lunga vita al decorativismo urbano!!! In fondo il Writing nasce ANCHE per mostrare a più gente possibile il proprio saper fare...(parola di uno che in fatto di bombing se ne intende).
Dal momento che (come ormai per tutto il resto) anche il Writing è sceso (o salito) a livello di “business”, tutto quello che segue ne è la naturale conseguenza.



Milano, 1991


Raptuz, Gatto, Thoms, Senso e Ska, Gallarate, 2010


G: A Luglio di quest’anno hai partecipato all’Energy Fest a Ghirano di Prata. Sei uno dei pochi writers che ha preso parte a tutte e tre le edizioni di questo festival di graffiti che, tra l’altro, è l’unico che avviene in campagna. Cosa ne pensi di questa manifestazione e come hai visto la sua evoluzione negli anni?

R: Essendo ormai un Writer “attempato” preferisco le cose genuine di campagna, di cemento e di “ghetto” ne ho avuto abbastanza. Ormai il Writing è Writing, per me dipingere un muro, un treno o un fienile non fa differenza...la differenza la fanno le persone, gli artisti, e l’organizzazione. L’Energy è il perfetto mix di tutte queste cose, creando un’ atmosfera unica grazie ai ragazzi che hanno letteralmente sudato sette camicie (vista la temperatura sahariana delle tre edizioni) per far sentire gli artisti invitati come a casa propria. Negli anni l’evento è sempre migliorato in tutti i suoi aspetti, e sinceramente non vedo l’ora di partecipare anche alla quarta edizione.