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giovedì 7 aprile 2011

Aree dismesse e murales, la street art finisce sull'iPhone

Un museo a cielo aperto, grande quanto la città, navigabile direttamente sull'iPhone. Ad averlo progettato è Francesco Vedovato, 24 anni di Venezia, designer e fotografo con uno sguardo attento ai contesti urbani. Vive a Barcellona, insieme ad Anna Triboli (27 anni di Mantova), con cui ha fondato The G. Canyon in a Crack, una piattaforma che indaga gli sviluppi del design verde nelle città, la street art e la diffusione dei cosiddetti urban interventions, installazioni e architetture urbane effimere capaci di rinnovare strade, piazze e marciapiedi.

«La street art è solo l'elemento più diffuso e più conosciuto tra tutte le esperienze di design urbano», racconta. I due designer hanno deciso di partire da qui: A Catalogue Of Street Art Techniques, progetto che verrà presentato nell'ambito del Public Design Festival la settimana prossima, è la prima mappatura interattiva delle espressioni artistiche che costellano strade, ponti, stazioni e muri della città. L'organizzazione Esterni, che ha dato vita al festival in concomitanza con il Salone del mobile, quest'anno ha chiamato a raccolta designer internazionali specializzati nella progettazione degli spazi pubblici, che si confronteranno su come ridisegnare in modo creativo il volto delle metropoli. Lo sguardo, anche grazie al progetto di Francesco Vedovato e Anna Triboli, uscirà dalle location tradizionali del fuori salone: angoli di strada, fermate dell'autobus, cassette postali, aree dismesse e sottopassaggi torneranno a vivere grazie alla street art e ad alcuni progetti di architettura temporanea.

«Abbiamo pensato di raccontare quello che c'è già, proponendoci come catalizzatori delle tracce visibili, ma nascoste - racconta il designer -. Il nostro scopo non è solo mappare gli interventi esistenti ma anche presentarli nel miglior modo al pubblico, tramite dei codici QR di realtà aumentata: di fianco ad ogni opera sarà possibile accedere alle informazioni presenti sulla piattaforma, conoscere la storia dell'artista e le tecniche utilizzate». L'acceso ad alcuni database esistenti (come Street Museum e Red Bull Street View di Google) ha permesso di censire oltre 300 opere (60 i punti mappati), come murales, graffiti, stancil, installazioni e decorazioni dell'arredo urbano. «Abbiamo preso molte cose anche dal blog Walls of Milano - aggiunge - molto conosciuto tra gli street artist milanesi».

Sul blog Streetarttechniques.wordpress.com e su Flickr è possibile navigare l'intero catalogo, e un'applicazione per iPhone sarà scaricabile gratuitamente nei giorni del festival (grazie a codici che verranno distribuiti): messa a punto dal team newyorkese di All City street art permetterà di navigare la mappa sul proprio telefonino, girando per la città a caccia delle numerose opere censite. Chiunque potrà contribuire ad alimentare il database segnalando quello che vede, inviando foto e informazioni relative all'artista.

Una delle tecniche più diffuse a Milano è lo stencil: certi artisti, utilizzando diversi livelli di maschere, sono in grado di realizzare disegni di una complessità incredibile. Ad esempio C215, a cui Milano ha già dedicato una personale, ne realizza di fantastici, come quello che raffigura Gesù su un portale di fronte alle Poste di Porta Ticinese, all'angolo con via Uragano. Per chi si occupa di design degli spazi pubblici la street art è solo la punta visibile dell'iceberg: «A Milano ancora gli artisti e i cittadini non sono sensibilizzati nei confronti di questo tipo di installazioni - conclude Vedovato -. Un esperimento interessante, l'unico che è stato fatto a Milano, è quello dei tombini di via Montenapoleone che sono statti coperti da delle opere di alcuni artisti internazionali, incaricati di arricchire lo spazio urbano. È una vera e propria esposizione a cielo aperto».

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