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mercoledì 21 settembre 2011

A Dozza i writers sono i benvenuti

Graffiti come fenomeno di degrado e malcostume sociale da combattere? Non scherziamo. A Dozza, paesino che si adagia sulla via Emilia tra Bologna e Imola, i lavori di writer e street artist sono opere da tutelare. Qui i giovani armati di bombolette, ma anche di pennelli e vernici, sono invitati dall’amministrazione pubblica per riqualificare i muri della cittadina. E sul tavolo del sindaco Antonio Borghi ci sono pile di domande degli abitanti che fanno a gara per mettere a disposizione le pareti della propria casa, trasformandola in un pezzo di museo all’aperto.
Succede dagli anni Sessanta, quando la Pro Loco si inventò la manifestazione del “Muro dipinto”, con artisti come Sebastian Matta e Aligi Sassu chiamati a cambiare connotazione ai muri. Tre anni fa la svolta, e l'apertura ai writer: anche loro dovevano avere un loro spazio a rappresentare un nuovo spirito contemporaneo.

Quest’anno ci sono Hemo, Moneyless, Paper Resistance a lavorare nell’appendice moderna di Toscanella, accanto ai più «tradizionali» Karin Andersen, Riccardo Baruzzi e Bruno Benuzzi. Qui hanno potuto lavorare senza l’ansia di essere scoperti, senza essere costretti a muoversi in fretta nei confini incerti della notte. Basta guardare come sia meticoloso il lavoro di preparazione per capire che non c’è niente di improvvisato anche in quel linguaggio artistico fatto di tag o wall painter.

«L’illegalità è un passaggio di crescita per ogni writer. Non puoi maturare il tuo stile se non fai i conti con la lunghezza di un treno, di una pensilina, con la rapidità dell’esecuzione», rivendica Hemo. Qui, però, sono saliti sui ponteggi, hanno puntato proiettori contro pareti al calar del sole, hanno spiegato ai passanti e ai cittadini cosa stava succedendo e quale era il senso della loro arte. E anche chi non è mai entrato in un museo si è sentito parte di una pagina di storia dell’arte contemporanea.

fonte: Repubblica
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