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venerdì 30 novembre 2012

Donne e “street-art”: un binomio difficile ma possibile



fonte: LadyO

CAPUA – La Street Art non è roba da donna. “Non è una nostra scelta ma le ragazze, a quanto pare, si avvicinano con difficoltà a questa forma artistica, forse perché essa vive di momenti “irregolari” e questo le spaventa” – spiega KayOne, al secolo Marco Mantovani, noto writer italiano. Ancora prima di conoscerlo, forte di pregiudizi vecchi come il cucco che legano il graffitismo agli “alternativi”, ti aspetti che ad attenderti ci sia un ragazzino in pantaloni larghi e cappellino d’ordinanza. Niente di più lontano dalla realtà. Quarant’anni ed una passione che gli nasce da dentro, Marco ci accoglie in jeans maglione e, con molta calma, racconta a noi “profani” il significato vero che si cela dietro ad un’opera di strada.

L’occasione è quantomai insolita: la mostra è ospitata nella clinica “Villa Fiorita di Capua” che ha deciso, con coraggio, di accostare arte e malattia. Due mondi apparentemente opposti ma che si fondono, laddove entrambi mettono al centro l’uomo nella sua duplice natura: divina e terrena, eterna ed effimera.  “Qui in corsia abbiamo portato le opere di ‘Senso’ e sicuramente le donne hanno un approccio diverso rispetto a quello degli uomini” – prosegue, raccontando quanto il binomio “muro/donna” sia ancora quasi un tabù –“Anche se poi lei, mischiandosi con questo ambiente, è riuscita a portarsi dietro il suo sapore da street artist. Per noi è una di noi al 100%, non c’è differenza. Quando si va su un muro lei fatica come noi ed è brava tanto quanto noi”.

Tante le opere esposte a “Villa Fiorita”. La kermesse, organizzata da “Stradedarts”, nota società milanese che da anni si occupa di eventi legati al post-graffitismo, ha visto la partecipazione, oltre allo stesso KayOne, di artisti come Gatto Nero, Pogliaghi, Max Gatto, Luzio, Paschetta: ciascuno ha inteso la street art in maniera differente perché, come raccontano gli ‘art curator’, “ogni graffitista ha le proprie motivazioni personali per creare arte”.  “Su tela, pur avendo lo stesso imprinting, la stessa provenienza, hanno ognuno un approccio differente” – sottolinea ancora Marco –“C’è chi ha una visione, in un certo senso, più classica e chi, invece, ha la stessa forza del graffitismo messa su altre superfici”.

Il graffitismo, che erroneamente per decenni è stato accostato ad una certa forma di “rottura” con il passato e di “trasgressione” , è unmovimento ormai mondiale. Il futuro di questo tipo di d’arte? Sta tutto nelle parole con cui KayOne ci saluta: “Questo è un fenomeno planetario, non si tratta di Capua o di Milano. In qualsiasi parte del Mondo ci sono ragazzi che fanno writing. Come la si voglia considerare, arte o no, a noi interessa poco. Per noi è l’espressione più importante che c’è”.