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sabato 26 ottobre 2013

A Writer Knows - L'utilizzo del video nei graffiti - di Giada Pellicari


Se qualcuno ha letto l'articolo precedente scritto dalla sottoscritta sui video di Banksy una settimana fa, ha compreso forse che ora su StreetArtAttack si ha anche voglia di porre delle questioni sull'analisi del fenomeno e dare degli spunti critici sull'argomento. La volontà non è quella di annoiare, quindi il linguaggio utilizzato comunque adopera delle forme abbastanza colloquiali, ma il tutto è nato dopo che io, e in accordo con me Abarth, mi sono abbastanza stancata di leggere stupidaggini sull'argomento che riportano la discussione sempre agli stessi punti. E' ora di andare avanti con il dibattito, è ora di alzare il livello del dialogo, è ora di non parlare di aria fritta. Forse tutto questo sembra abbastanza presuntuoso, ma fondamentalmente la mia presa di posizione è un rigurgito d'amore verso questo mondo che tanto mi ha dato e continua a darmi, e verso una forma artistica che ancora viene affrontata in maniera non dignitosa. Non ho idea di quanto questa rubrica durerà e se funzionerà, ma spero che nei pezzi che usciranno troverete per lo meno dei contenuti che possano dare modo di sviluppare nuove prospettive sull'argomento. 

Prendo spunto dall'ultimo video della Ironlak che gentilmente mi è stato segnalato da Mr. Wany, per porre sul tavolo della discussione una tematica molto poco affrontata in letteratura e nella critica militante: ovvero l'utilizzo del video nei graffiti. 
A Writer Knows  è uscito da soli due giorni sul canale Youtube di Ironlak e già è stato un successo a livello di popolarità della rete, poichè in pochissime ore ha raggiunto le 8.000 visualizzazioni.
A differenza però di molti altri video targati Ironlak, che diciamocelo sono davvero ben fatti, nei quali la camera veniva utilizzata come un mezzo per documentare l'abilità di alcuni tra i writers più noti a livello internazionale e, non scordiamocelo, di vendere un prodotto, questo video è stato impostato in maniera completamente diversa.
A Writer Knows infatti sembra molto di più un trailer per come è girato ed editato, ma soprattutto raggiunge una tipologia descrittiva molto riconducibile ad una forma diaristica dato che viene anche narrato in prima persona. Filmato in bianco e nero, in realtà dura poco più di un minuto, ma si sviluppa come una condensazione di immagini ad alto valore estetico e di significato. In realtà si può ritenere che la stessa voce narrante sia diventata parte stessa del video che, grazie ad essa, si pone come una sorta di manifesto del Writing.
Lo stesso Mr. Wany ha detto che: "bisogna intendere che il video parla di un'idea che va molto oltre le semplici immagini...è come il manifesto di quello che facciamo e di come lo facciamo". 
Sembra che con questo progetto l'Ironlak voglia porsi come portavoce di un movimento, andando a denotarne i cambiamenti nel tempo e l'evoluzione che vi è stata.  Il video porta ad esempio anche l'influenza che i graffiti hanno avuto sulle corporations, che molto intelligentemente hanno utilizzato le immagini e gli stili propri del Writing e, inoltre, di come esso poi abbia trovato diversi strumenti che hanno portato a nuove aree di sperimentazione e possibilità.
Un elemento fondamentale del video stesso è come vengono riprese la gestualità e la performatività del movimento del writer, aspetto forse ancora troppo poco considerato e difficilmente analizzato dalla critica (praticamente purtroppo inesistente) e dagli stessi writers, che da interni spesso queste cose non le vedono.
Ma prendiamo ora brevemente l'utilizzo del video come forma di comunicazione del fenomeno: fin dagli inizi si è posto come uno strumento ampiamente utilizzato (si ricorda Wild Style e Style Wars, o l'esempio italiano di Nero Inferno per dirne uno dei più noti) che ha preso spunto dai canoni tipici del film e del documentario.
Molti altri sono però quelli in circolazione, tra gli ultimi ad esempio ricordiamo Bomb It- The Movie, il quale è a mio avviso uno tra i più interessanti, ma a parte queste produzioni che raggiungono anche dei livelli alti di distribuzione, esiste tutto un altro fenomeno derivante dalla tipologia del video amatoriale riscontrabile in rete e, nello specifico, in YouTube.
Bisognerebbe iniziare a fare una lista di film esistenti sul fenomeno, creati dalle crew e dagli stessi writers, il più delle volte bomber che riprendono le loro imprese sui treni. Oppure altra categoria è quella dei video di Kidult, che assumono talvolta dei toni tragicomici (credo a sua insaputa), ma che hanno una forza espressiva e visiva molto dirompente. Se magari non facesse apologia all'interno dei suoi lavori, essi risulterebbero molto più forti e molto più interessanti. Altro uso ancora è quello che ne fa la crew dei Seventh Letter, i quali utilizzano il video come promozione del proprio team, ma anche come forma di aggiornamento degli spostamenti dei suoi membri, primo fra tutti Revok, che come tutti sappiamo, ha dovuto anche emigrare, diciamo così. 
La stessa tipologia di video di graffiti in realtà è divenuta un mondo a sè nella produzione visiva contemporanea, poichè si è imposta come una metodologia di dimostrazione al gruppo dei pari di quello che si sa fare, e si può sostenere che nel tempo essa abbia dato vita a generi e sottogeneri: dal documentario, alla pubblicità, al lungometraggio, alla ripresa reale di un atto gestuale (il mio preferito). Ed è proprio su quest'ultimo che vorrei porre l'accento, poichè il Writing è una disciplina fondamentalmente gestuale, dove il più delle volte ora si è arrivato ad un feticismo da fotografia e da mercificazione sui social networks, mentre sarebbe più interessante riprendere il pezzo nell'atto della sua creazione, proprio per documentarne la corporalità intrinseca riscontrabile nel segno.

Giada Pellicari


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