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venerdì 14 marzo 2014

Fluxus | Intervista a KayOne – di Giada Pellicari




Ho avuto il piacere di intervistare KayOne, writer storico milanese, che si è avvicinato al mondo dei graffiti dalla fine degli anni Ottanta, diventando successivamente uno dei più noti in Italia e all'estero. 
Da diversi anni porta avanti anche una pratica indoor, legata molto di più ad un approccio gestuale su tela, che sarà il focus della sua prossima mostra: Fluxus.
Proprio di questo, e anche di altro, abbiamo parlato in questa intervista, dove KayOne mi ha dato alcune anticipazioni.
Buona lettura!

Giada: Fra una settimana inaugurerà la tua personale alla Mondo Arte Miniaci Art Gallery in via Brera. Com’è nata questa nuova collaborazione?

KayOne: Molte sono le gallerie storiche, non prettamente legate al mondo del post graffitismo o della Street Art, che si sono interessate ad artisti con questo tipo di background. Io ho sempre preferito avvicinarmi al mondo dell’arte contemporanea con mostre istituzionali e non in galleria, questa è la prima personale in uno spazio privato. Iniziare, però, esponendo nella strada storicamente riconosciuta come il luogo dell’arte milanese in galleria, Via Brera, mi onora. Mondo Arte Miniaci Art Gallery è una storica ma giovane galleria, che sa esporre da Andy Warhol, Rotella e Paladino ad artisti più giovani come il sottoscritto in maniera disinvolta, dandomi in questo modo la possibilità di raggiungere un pubblico che spesso non è habitué di gallerie dedicate unicamente al nostro mondo. Ho scelto questa galleria per rappresentarmi a Milano, in centro, dove in molti potranno vedere i miei lavori: non è forse questo il motivo per cui ancora molti writers dipingono… far vedere il proprio nome, il proprio lavoro!



KayOne, The Kaos Theory, 2013

G: Fluxus è il titolo della mostra. Un titolo importante, perché dal punto di vista storico si riferisce ad una corrente artistica prevalentemente performativa che ha inaugurato la formula degli happening. Come mai avete voluto creare una connessione storica con una precedente corrente artistica?

K: Ho scelto io il nome Fluxus, flusso. Sentivo che quella parola in qualche modo rappresentava il mio modo di dipingere quadri e quell’energia che io ho sempre trovato nei Graffiti. Ma non solo. Se pensiamo alla corrente artistica e alle sue diverse caratteristiche, ricordiamo la sua interdisciplinarietà, la voglia del singolo di portare avanti personali sperimentazioni che contribuivano però attivamente al movimento, la voglia di essere divertenti, curiosi, accessibili e per tutti. In questo io trovo un grande parallelismo con il mondo “street”, ognuno con la propria storia, chi più writer, chi più street artist, in un movimento ormai senza confini estetici, ma con il comune sempre il contenitore: la strada. Io ritrovo quel pensiero, quel flusso, quella forza. Certo, personalmente rimarrò sempre vicino ad una cultura più underground del nostro mondo, ma come non aprire gli occhi e vedere che quello che ho conosciuto nel 1988, ora è anche altro.



KayOne, Falling Skies, 2013

G: Mi hai raccontato che questa mostra sarà un primo step di un progetto più grande, che si terrà alla Reggia di Caserta. Vuoi darci qualche anticipazione?

K: Organizzare delle mostre è sapere di andare incontro a tempi biblici, ma pian pian si cerca di organizzare e, personalmente, forse anche per l’età, ormai non riesco a pensare e portare fino in fondo troppi progetti all’anno. Questa mostra è una sorta di preview per un'altra più grande, la più importante che farò quest’anno in Italia e che si terrà alla Reggia di Caserta. Sarà una mostra nella mostra, nel senso che i miei lavori saranno esposti insieme ad una delle collezioni di arte contemporanea più importanti in Italia, quella del famosissimo gallerista Lucio Amelio, Terrae Motus. L’idea di essere esposto con mostri sacri come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Keith Harring, Julian Schnabel, Enzo Cucchi, Mimmo Palladino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Vedova, Mario Schifano e tanti tanti altri mi mette paura. È impossibile essere alla loro altezza, quindi mi concentrerò sul rapporto che questi lavori possano avere con il mio percorso e in un certo senso la cultura che rappresento.




G: Alla galleria presenterai una serie di tele, un po’ di documentazione storica ma anche una nuova installazione. Come vedi l’evoluzione dei tuoi lavori partendo da un marcato wildstyle in strada per passare ad una forma gestuale e astratta su tela? In cosa consisterà l’installazione?

K: Per assurdo ho deciso di essere maniacale con lo spray per strada e essere invece gestuale e astratto su tela… forse avrebbe avuto più senso il contrario? Ho scelto così, sentivo che quel modo di dipingere su tela rappresentava meglio il mondo dei Graffiti, la strada, KayOne. Penso che sia naturale per una persona che ha deciso di cibarsi di creatività non dedicarsi unicamente ad una espressione, perché non farlo? I caposcuola newyorkesi lo avevano già fatto. 





Sono dell’idea che l’unica cosa importante in fondo sia essere coerenti con se stessi e rappresentare il proprio percorso, con dignità, sapendo che quello a cui apparteniamo è più grande di noi. Sarò ripetitivo, ma se è “street”, che abbia quel sapore, troppo spesso personalmente vedo lavori con i quali faccio fatica a relazionarmi, che sia sufficiente il contenitore? Non a caso se parliamo di strada, la mia installazione sarà proprio questo, partire da dentro per arrivare fuori, ma non diciamo molto, anche perché molto, ancora una volta, sarà guidato dall’istinto e dall’improvvisazione.





G: Non ho voluto farti le solite domande storiche, perché molto è già stato detto e ho preferito, invece, concentrarmi sulla mostra. Una però è fondamentale dato che noi siamo un sito che si occupa di Writing e Street Art e che, da un certo punto di vista, siamo l’evoluzione fisiologica delle fanzine. Vuoi raccontarci l’avventura di Tribe Magazine

K: Ragazzi non avrei mai pensato che Tribe sarebbe sopravvissuto alla storia, ma eccoci qui ancora a parlarne. È tutto molto semplice, immagina un mondo senza internet, smart phone, mms e google… ecco il mondo in cui è nato Tribe. Avevamo il bisogno di condividere quelle poche informazioni che avevamo, all’estero fanzine dedicate al Writing già esistevano, non esisteva altro, così ci siamo svegliati! Ho parlato ai miei amici Airone e Alberto di Wag e alcuni giorni dopo ero già impegnato nel tagliare foto e mettere trasferibili Letraset: la grafica allora era questa! 





Siamo usciti con alcuni numeri a fotocopie, poi il salto, siamo andati in stampa a colori, i primi in Italia. Finalmente uno strumento per connetterci, aver modo di far vedere e condividere, avevamo creato quel flusso. Ora siti come il vostro sono una fotografia perfetta della quotidianità, veloce e in continua evoluzione, fanzine e libri incontrano un altro momento più riflessivo e calmo… uno il giusto completamento dell’altro. Vi auguro tutta la fortuna che in qualche modo hanno avuto quelle fotocopie.





       
FLUXUS - KAYONE SOLO EXHIBITION 
a cura di Martina Grendene
20 / 30 marzo 2014
Inaugurazione Giovedì 20 Marzo ore 18.30
Mondo Arte Gallery in via Brera, 3 a Milano

Intervista di Giada Pellicari


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