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martedì 18 marzo 2014

“Street art…che?” esperienze a confronto al Teatro Coppola di Catania – di Marco Mondino



Un incontro aperto per riflettere sul ruolo della street art, per confrontarsi sul rapporto tra arte e città e per conoscere le mutevoli forme che animano oggi le strade di Catania.  La conferenza Street art…che?, che si è tenuta il 13 marzo, promosso da Ateneo Libertario all’interno della rassegna “L’Isola Plurale” del Teatro Coppola di Catania e moderato da Alessandro Giacomo Fangano (Tribe Art), ha visto la partecipazione di Pao, l’intervento video del Collettivo FX e la presenza di Res Pubblica Temporanea, Hp Crew – Hardcore Paesano, Inda-Street, PoP.A.P., Polis Graphics, Emanuele “Poki”, Davide “Pax”, Alessandro Grasso, Luca Prete che hanno raccontato le loro esperienze o si sono fatti conoscere attraverso la proiezione di video e fotografie delle loro opere.  
La street art si presenta come un vero e proprio discorso in continua definizione ed elaborazione, un linguaggio che coinvolge supporti eterogenei e oggetti urbani in un processo di continua riscrittura della città. Fondamentale è allora soffermarsi sul ruolo degli interventi e sulla loro diffusione nel contesto urbano ma allo stesso tempo appare utile affrontare i modi con cui la street art viene rappresentata, raccontata e narrata all’interno dei discorsi sociali e mediali e infine considerarne i rapporti tra le opere e i fruitori. 



A partire dal racconto della sua esperienza, Pao, ad esempio si sofferma su alcuni aneddoti che hanno caratterizzato il suo percorso artistico ricordando come lavorare per strada implica sempre un’interazione diretta con il pubblico. Dalle opere scomparse e ritrovate dopo anni, alle collaborazioni con i cittadini per la progettazione di alcuni interventi artistici, quella raccontata da Pao è un’esperienza che passa anche attraverso l’interazione con i fruitori che vivono e attraversano gli spazi urbani. Da Pao si passa alle produzioni dei gruppi catanesi dove si alternano ai lavori legati al mondo del writing, come quelli di Hp crew, quelli di Res Publica Temporanea, i quali operano sia in  gruppo sia singolarmente concentrando l’attenzione al contesto in cui l’opera nasce e si colloca.



Emblematici sono a questo proposito anche gli interventi del gruppo PoP.A.P con l’installazione di cartelli stradali con il divieto di mafia e di omertà. L’attenzione per gli oggetti urbani, e dunque non solo per i muri, diventa allora centrale per diversi interventi. 


Luca Prete

Luca Prete lavora sulle panchine, sui segnali stradali, sulle insegne o ancora sulle fontane, attuando meccanismi di sostituzione degli elementi canonici e creando veri e propri processi retorici che coinvolgono lo spettatore. Attraverso l’ironia e l’iperbole si riflette così sulle fratture e sulle mancanze all’interno degli spazi pubblici. 


Pao

Nei lavori di Prete, del collettivo Res Publica, del gruppo Pop.A.P o ancora di IndaStreet il discorso della città e quello dell’arte si intrecciano e allo stesso tempo gli interventi riescono a passare dall’impegno al gioco e viceversa o ancora a combinare insieme esperienza ludica e artivismo. 

Res Publica Temporanea

La realtà catanese si rivela così come un vero e proprio laboratorio aperto in cui si posizionano diverse narrazioni che mettono sempre al centro la città intesa come spazio complesso e contraddittorio.


Inda Street

La ricerca sulla dimensione figurativa viene invece approfondita da Emanuele Poki che disegna e realizza dei poster attingendo all’universo visivo animale. Operazioni ricercate dove si manifesta un’attenzione costante per il dettaglio in fase di realizzazione e una scelta precisa dei supporti e degli spazi d’affissione. 






Emanuele Poki

Chiuso l’incontro si ritorna in strada. Pao ha lasciato così le sue tracce anche a Catania realizzando nuovi panettoni e trasformando le cabine elettriche con i suoi personaggi del mondo dei cartoon e dei fumetti.


Pao, Teatro Coppola


Marco Mondino


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