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lunedì 31 gennaio 2011

Donald Baechler @ Trento


fino al 26 febbraio 2011
Donald Baechler
Trento, Studio Raffaelli

L’"amico delle rose” e della fragilità dell’esistenza. Donald Baechler (Hartford, Connecticut, 1956; vive a New York) torna a esporre allo Studio Raffaelli di Trento, città che fra l’altro ospitò la sua prima personale italiana.

Recent works presenta lavori su tela e su carta, conclusi appena un attimo prima della mostra. Nonostante l’eterogeneità dei soggetti rappresentati, dalle tipiche rose alle balls e ai coni gelato, riecheggia nei teschi il memento mori alternato al richiamo alla giovinezza di Girls and Boys che compaiono sia nei collage che nei primi piani.

Già dall’ingresso, uno Skull su carta campeggia su giovani nudi maschili, oltre a scritte e graffiti pornografici da bagni pubblici. Toilette, strade, bar, ospedali psichiatrici divengono incredibili fonti di informazioni e repertori di immagini a cui attingere. È il teatro della vita, che entra attraverso l’inconscio innescando associazioni e rimandi.

Avvicinandosi alle opere si è bombardati da una ricchezza di notizie che ritrovano un loro equilibrio nel rapporto con la figura in primo piano.

Una sottile inquietudine che emerge al di là della sua pittura a prima vista solare, fresca, facendo intravedere un mondo complesso disperso nei mille particolari che sono dietro ogni immagine.
Tutto ciò che non è dato cogliere all’inizio emerge nel secondo piano del collage. Il rapporto tra figura e sfondo diviene oggetto della sua ricerca, affrancandolo da artisti come Basquiat e Keith Haring, come lui legati al nome di Tony Shafrazi a New York. Nonostante indubbi rimandi formali, infatti, lo conduce a un’impostazione di impronta quasi classica.

Accumulare e semplificare, è tutto un equilibrio tra complessità e sintesi giocato nella tela dall’immagine-pittogramma ridotta a una grafica essenziale e dal collage che mescola e preleva, sconfinando tra le più disparate fonti al di là di barriere geografiche o culturali. È la stessa condizione che si ricrea all’interno della mostra tra la fine della vita rappresentata dai teschi e il fiore della giovinezza degli adolescenti ritratti.

Nella seconda sala, ciò è ancor più evidente. Contrapposti uno Skull dal ghigno malefico e la fresca immagine di una Girl insieme alla sua View from behind. Segno rigorosamente nero, gesso bianco e collage. Il richiamo al fumetto in piena tradizione pop fa risaltare la figura su una serie di volti di ragazzi. È una pittura senza tempo che, muovendosi tra archivi, confonde luoghi e dimensioni temporali e tramite l’inconscio assume una forte connotazione mnemonica. Un viaggio attraverso l’iconografia della memoria, che segue l’evolversi dei simboli e delle icone culturali.

Ci sono poi le immagini di coni gelato, le diverse varianti di rose, le money bag che strizzano l’occhio al cartoon, confondendosi con riferimenti alla storia dell’arte: come può essere una Madonna di Raffaello, l’uso del reticolo tipografico di Lichtenstein o sfondi astratti che potrebbero ricordare addirittura un Paul Klee.

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