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martedì 22 febbraio 2011

Restaurare TUTTOMONDO?


Il murales di Keith Haring a Pisa sta invecchiando; i colori sbiadiscono, l'opera perde quell'impatto emotivo delle origini.
Cosa fare ? Restaurare o no ?
LaStampa di Torino raccoglie l'opinione di Antonella Gioli, esperta di restauro dell'Ateneo pisano.

Dottoressa, perché ritiene non ci sia bisogno di un intervento di restauro?
«Le opere d’arte, così come gli oggetti quotidiani e gli uomini, sono destinate a invecchiare. L’idea che il restauro possa restituirne l’originario splendore è sbagliata: al limite si può tentare di preservarle. Ma occorre fare attenzione e valutare caso per caso, perché c’è il rischio di tradire la storicità stessa dell’opera. E quando si parla di arte contemporanea questo pericolo è ancora maggiore».

Cosa intende dire?
«Nell’arte antica e fino all’Ottocento il durare nel tempo di un’opera era un principio valido e perseguito dagli autori, che per tale motivo prestavano molta attenzione anche alla scelta dei materiali. Oggi, invece, quest’idea è venuta meno. Per la sua stessa natura, infatti, quasi tutta l’arte contemporanea è immediata: performance e installazioni durano giusto il tempo di un’azione o di una manifestazione, poi rimane solo la loro documentazione. Questo vale ancor di più nel campo della graphic art e della street art, che mettono a dura prova le categorie storicizzate della conservazione e del restauro. Lo stesso Basquiat all’inizio ha visto molti dei suoi lavori cancellati dalla polizia di New York».

Ma con colori sbiaditi l’opera non rischia di perdere una delle sue caratteristiche essenziali?
«Il murale è realizzato all’aperto e in quel punto alcuni anni fa vi era addirittura la fermata del bus. Immagino che Haring sapesse quali rischi c’erano, ciononostante – o forse proprio per questo – ha deciso di farlo lì. Ridipingere oggi un’opera concepita 22 anni fa e per di più senza il suo ideatore, non è un restauro ma una falsificazione che tradisce l’originalità stessa del lavoro».

Quindi lei cosa propone di fare?
«Per il momento niente. A un esame visivo non si notano debolezze nell’intonaco o macchie dovute all’inquinamento, e nonostante le tinte siano opacizzate nel complesso l’opera ha mantenuto la sua armonia interna. Occorre però tenerla sotto controllo attraverso un monitoraggio periodico».

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