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mercoledì 17 agosto 2011

Dalla Germania per imbrattare i treni

MILANO - Entrano in pieno giorno, attraversano le sterpaglie, si nascondono in un sottopassaggio di servizio, là sotto si sfilano le t-shirt e se le avvolgono intorno al volto come un turbante, che lascia fuori solo gli occhi. Quando riemergono, con due sacchetti di plastica carichi di bombolette spray e gli «schizzi» per i graffiti già pronti su un blocco di carta, sono pronti per «lavorare». Ultima ricognizione per verificare che non ci siano impiegati delle ferrovie; telecamera sistemata a terra per riprendere le «opere». In meno di dieci minuti, quattro vagoni di un paio di treni sono coperti di graffiti.

DALLA GERMANIA - Siamo nella stazione di Lambrate, a metà della scorsa settimana. Il gruppo di dieci writer in trasferta dalla Germania a Milano lascia la firma: «H5N1» (è la sigla del virus dell’influenza aviaria). Nella massa di materiale sequestrato dai vigili del «Nucleo tutela trasporto pubblico» di Milano, che il 13 agosto ha fermato e denunciato i writers, c’è tutta la storia di questo gruppo: negli ultimi giorni, solo in città, si calcola che abbiano «attaccato» tra i venti e i trenta treni sparsi tra le stazioni di Lambrate, Greco, Sesto e scalo Milano-Fiorenza, oltre ad alcuni depositi del metrò. L’«internazionale» dei graffiti, dal 2009, ha colpito a Monaco, Londra, parigi, Berlino, Mosca. «Imprese» documentate e conservate in centinaia di memory card, telefonini, pc e macchine fotografiche trovate in un’Opel Astra in zona San Siro (dove i nove tedeschi e un australiano si erano accampati) e ora in mano agli investigatori della polizia locale.


LE REAZIONI - L’assessore comunale alla Sicurezza, Marco Granelli, commenta: «La presenza costante sul territorio e la professionalità dei nostri vigili ha fatto sì che sia stato intercettato un gruppo che avrebbe potuto provocare gravissimi danni». Ripulire un vagone dai graffiti può costare alle Ferrovie anche 20-30 mila euro. Conclude il comandante della polizia locale, Tullio Mastrangelo: «La nostra attenzione a questi fenomeni è massima, proprio perché i possibili danni al patrimonio pubblico sono ingenti».

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