VenetoWorld

mercoledì 4 gennaio 2012

La street art di Farhan Siki


Lo invitano a esporre a Milano e lui come si presenta? Con una fantasia di Louis Vuitton pasticciata con simboli di guerra, come a dire «ecco da dove viene la moda». Questo è Farhan Siki, pittore street tra i maggiori esponenti dell’arte contemporanea indonesiana, che ha scelto la Madunina per il debutto della sua prima personale europea, «Implosion: Imperfect signs» alla galleria Primo Marella. Più di Londra, Parigi, Berlino è Milano la piazza adatta per presentare questo maestro dello spray che racconta il contemporaneo attraverso la lente deformata di chi lo guarda dalla strada. Uno che sa come far parlare di sé, come insegnano i maestri pop che gli sono cari – Warhol innanzitutto. Il caso delle tele di Vuitton è da manuale: prendi una griffe icona, aggiungi un maestro dal blasone internazionale (Takashi Murakami, che realizzò la stampa per la maison), appioppa alla serie un titolo-brand «Mur(war)kami», sbeffeggiali entrambi con una sottile vena polemica (aerei da guerra o soldatini al posto dei fiorellini che campeggiano su borse e bauletti) ed ecco alzarsi le antenne del mondo dell’arte. Marketing? Farhan è onesto: «Lo diceva Warhol d’altronde, art for money». Poca politica nei suoi quadri e tanto consumismo, analizzato al vetriolo. Avviene nell’opera «Noam, Screaming isn’t enough», un Urlo di Munch schiacciato sotto una selva isterica di marchi mondiali, dalla Visa a Jaguar, da Barbie a Mtv. Non a caso la sua produzione (di cui Primo Marella presenta 15 inediti) gli è valsa il titolo di «Bansky asiatico», artista di cui ammira il «coraggio espressivo», ma da cui si distanzia laddove preferisce «alla connotazione politica la ricerca sulla cultura del consumismo». Della street art ha l’immediatezza quasi pubblicitaria e la policromia, a cui aggiunge un equilibrio compositivo magistrale che non l’ha depotenziato nel passaggio dal muro alla tela. Alla Primo Marella comunque, per ricordarci da dove viene, realizzerà un wall site specific. Da ammirare rigorosamente senza Louis Vuitton al braccio.