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sabato 18 febbraio 2012

Intervista a C215

C215 è uno street artist francese che dissemina in tutto il mondo ritratti a stencil, realizzati con uno stile inconfondibile e una fortissima carica espressiva.

Negli ultimi anni ha raggiunto una notevole importanza nel panorama internazionale e ha esposto anche in Italia, dove è molto apprezzato; l’ho incontrato in occasione dell’evento “Meet the artist” organizzato da Urban Painting a Carugate.



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Cosa esprimono le tue opere?
Nelle mie opere cerco costantemente di esprimere la personalità e l’identità più profonda dei soggetti, in modo da far scaturire le storie, nascoste e non, che sono scritte e leggibili sul viso di ognuno attraverso le rughe, che nei miei ritratti rendo in modo marcato con delle linee nette.

I soggetti dei miei ritratti sono spesso i “dimenticati” della società, o i clochards, che ho iniziato a raffigurare in un momento di forte crisi interiore, quando mi sentivo perso ed emotivamente “senza casa”. Ogni opera è frutto di una profonda riflessione interiore e nasce da una mia esperienza personale.

Qual è l’aspetto migliore dell’essere artista?
Il lavoro di artista mi permette di essere libero e completamente indipendente, di fare ciò che più mi piace, quando e dove mi va, mi permette di viaggiare per il mondo e conoscere persone e popoli sempre diversi.

Cosa significa per te essere uno street artist?
Nel momento della sua nascita la street art significava ribellione, come è ben rappresentato nel volume “The Art of Rebellion”, era un movimento volto a scioccare e infrangere le regole della società; oggi non è più così, non è ribellione ma secondo me rappresenta invece una “rivoluzione” positiva, che permette di rendere belli dei luoghi spesso trascurati o inosservati tramite l’arte e lo stile e di unire le persone.

Qual è la tua opinione sulla street art italiana?
Per quanto riguarda il panorama della street art italiana, penso che oggi ci sia molta più attenzione al fenomeno rispetto a qualche anno fa da parte del pubblico, il problema è che molti artisti hanno un po’ perso la loro forza espressiva perché assorbiti dal circuito ufficiale delle gallerie e oggi non agiscono tanto in strada, dove la loro opera è nata.

Quali aspetti non ti piacciono del contesto artistico in cui ti trovi ad operare?
Spesso vedo artisti che iniziano senza un reale progetto o idee originali, ma si limitano a copiare lo stile di altri artisti affermati: questa imitazione è limitante, è una sorta di fanatismo, che priva dell’indipendenza stilistica e non è positiva. Inoltre a me non interessano i trend passeggeri o le mode, ma cerco di seguire costantemente la mia ispirazione, perché credo che se un’artista è bravo e la sua opera apprezzata lo sarà nel presente e nel futuro, al di là della moda

Oggi il mezzo Internet è imprescindibile, come influisce nell’ambito street art?
Oggi Internet secondo me è davvero fondamentale: io mi definisco un Internet artist. Quando avevo 15 anni e facevo le mie opere in giro non pensavo a fare le fotografie, perché erano fini a se stesse; ora, invece, le opere vivono tramite la fotografia sul web, e Internet può offrire infinite possibilità di visibilità internazionale, scambio culturale, interazione, partecipazione, permanenza delle opere, che possono essere sfruttate totalmente in senso di diffusione globale e permettono di  arrivare a tutti. In questo senso, secondo me oggi è più importante Facebook piuttosto che esporre in galleria, e mi interessa maggiormente essere apprezzato da un pubblico di persone “comuni” piuttosto che da una cerchia ristretta di “addetti ai lavori”.

Quale consiglio puoi dare agli artisti alle prime armi?
Secondo me, come dicevo prima, è fondamentale che ognuno, artista e non, capisca chi è, che cosa vuole e cosa è bravo a fare e segua i suoi obiettivi con un approccio non superficiale. Per quanto riguarda gli artisti, devono riuscire a trovare un proprio stile e un linguaggio personale, che nasca dalla loro esperienza e dai vissuti: è sicuramente utile che si facciano ispirare e fascinare da altri artisti e dalle loro opere, ma evitando il“copia-incolla”, che porta ad un impoverimento e alla perdita della propria personale espressione.