VenetoWorld

martedì 24 aprile 2012

Teorie darwiniane sullo stato di salute della street art


E' strabiliante vedere come la nascita e la diffusione di un social network possa cambiare in maniera così radicale il modo comune di vivere internet: se fino a qualche anno fa qualsiasi informazione andava ricercata in maniera approfondita in una sterminata landa di blog e siti d'informazione oggi basta comodamente stare seduti a fissare la bacheca di Facebook e prima o poi la notizia comparirà da sola.



Secondo alcuni, anche la prospettiva degli artisti e, in particolare, quella degli street artist è cambiata radicalmente: la street art, che basa il suo maggior limite proprio sulla fisicità dell'opera e sulla sua immobilità (a causa del supporto realizzativo, ovvero il muro), guadagna visibilità con la nascita di internet e, con l'evoluzione del social network e la possibilità di avere ognuno una propria vetrina, anche l'ultimo dei ragazzini può mostrare al mondo le sue cose.



Questo ci porta di fronte a un bivio: se da una parte noi abbiamo molto più giro di informazioni e di immagini, dall'altra abbiamo il lato negativo rappresentato dalla tanta e tanta merda che gira, dai vari wannabe che si credono artisti affermati e che martellano incessantemente le bacheche degli amici.



Come ogni evoluzione dobbiamo guardare le due facce della stessa moneta e tirare le nostre somme per trarne il maggior beneficio possibile: in questo caso possiamo dire che la direzione che la comunicazione inerente la street art sta portando a un'omologazione stilistica che solo i veri grandi artisti saranno capaci di trasformare in maniera da essere sempre riconoscibili e originali.