VenetoWorld

domenica 28 aprile 2013

Intervista a Flix

fonte: ArtsBlog

Lo seguiamo già da tempo e ci eravamo promessi di intervistarlo. Flix, artista ed attivista, ha cominciato ad animare le strade di Caracas (Venezuela) nel 2003, realizzando stencil art di protesta contro l’attacco dell’America e dei suoi alleati all’Iraq. Erano gli stessi anni in cui Banksy muoveva i primi passi con le sue mascherine…
Scopriamo dunque in quest’intervista chi è Flix e cosa vuol dire fare arte di strada in un paese dove si cerca di mettere in pratica la rivoluzione bolivariana…



* Qual è stata la tua prima azione per le strade? (intendendo anche un atto di ri-appropriazione dello spazio pubblico…)
A metà del 2003, durante l’invasione dell’Iraq, realizzai alcuni stencil in strada per protestare contro quella guerra ingiusta. Mi ricordo che ce n’era uno con un carro armato e la “M” di McDonalds, che rappresenta una delle icone, degli emblemi della cultura americana, poi un altro stencil con la statua della libertà con il volto di George Bush, in mano un fucile di guerra.

* Raccontaci della tua produzione sui muri, quella più colorata e legata alla geometria e ad i robot. Come procedi? Prepari prima un progetto o vai direttamente sul sito? E in che modo ciascun luogo influisce? Quali strumenti utilizzate?
Il mio amore per la fotografia e l’architettura mi ha reso una persona molto attenta, mi fermo costantemente ad osservare e analizzare l’ambiente che mi circonda.
Quando vedo uno spazio su una parete che cattura la mia attenzione, prima vado dritto al sito e lo fotografo, poi prendo le misure e comincio a preparare un progetto in base alla foto ed agli spazi.
Il luogo influenza sempre notevolmente il risultato finale del lavoro, in molti casi, il colore è predominante in contrapposizione alla città grigia che ci circonda. Ricordo
che nell’occasione di un festival di interventi sulle facciate di alcune case in un quartiere a basso reddito mi accorsi che non c’erano spazi o parchi dove i bambini potevano giocare e perciò i più piccoli si ritrovavano sempre per le strade. Così decisi di incorporare un elemento ludico direttamente nel mio murale dipinto sul pavimento, per dare ai bambi non solo la possibilità di apprezzare il murale, ma anche di giocare. In relazione agli strumenti che uso, mi porto sempre dietro il mio sketchbook, la matita e un piccolo metro da sarta, per ogni evenienza. Quando non ho con me la mia macchina fotografica uso la fotocamera del cellulare, per non perdere l’occasione.

* Quali sono stati i maestri nella tua vita e nella tua carriera? Le persone, i libri, i film che hai conosciuto e che hanno cambiato radicalmente il tuo modo di pensare?
I miei grandi maestri fin dall’infanzia sono stati i miei genitori, mio ​​padre mi ha insegnato la fotografia e mia madre la pittura, entrambe hanno suscitato e rafforzato il mio spirito artistico.
Io sono come una spugna, procedo assorbendo tutto quello che accade intorno a me, libri, film, ogni persona che incontro mi insegna qualcosa che arricchisce il mio pensiero.

* Qual è stata la tua formazione scolastica?
I miei studi presso la Facoltà di Architettura mi hanno aiutato ad affinare e sviluppare le mie capacità artistiche e ad avere una comprensione più profonda e specifica dello
spazio urbano, per una migliore gestione di proporzioni, scale e dimensioni. Inoltre, gli studi di fotografia con mio padre hanno formato il mio approccio di osservatore e sono riuscito a sviluppare una certa sensibilità di fronte a situazioni che potrebbero passare inosservate agli occhi della persona media.

* Che cosa significa fare arte in Venezuela? Quali sono gli incentivi e quali gli svantaggi?

Fare arte in Venezuela è complesso, per quanto riguarda il mondo dell’arte tradizionale, ci sono molti canoni e norme stabilite, troppi ostacoli, come l’elite di artisti, critici, curatori… è un ambiente non inclusivo ed è difficile per i nuovi artisti emergere. Così ci sono pochi spazi che danno l’opportunità di esibire il tuo lavoro.
Ma fortunatamente il mio mondo è diverso, la mia tela è per le strade, e ciò mi
dà il vantaggio di esprimermi liberamente.

* Come vive la street art dalla gente di Caracas? Cosa vuol dire essere un artista e un attivista ed in che modo è possibile interagire con gli altri?
Caracas è una città piena di traffico e caos, piena di annunci e cartelloni pubblicitari, dove le persone vivono come automi, passando da casa al lavoro tutti i giorni.
Ma a poco a poco sta emergendo questa arte, sensibilizzando il passante che comincia a vederla con un altro occhio. Poco a poco la gente si sveglia e si rende conto che ci sono altre realtà.

* Ci sono altri street artist del Sud/Centro-America con cui ti senti di condividere un percorso?
Ci sono molti buoni artisti in Sud America ed in America Centrale, vorrei condividere il mio percorso con chiunque abbia voglia di riempire le strade di sogni, bei colori ed idee!
Attualmente, e negli anni scorsi, ho avuto l’opportunità di farlo, eseguire diversi interventi in collaborazione con l’artista venezuelano chiamato “Saz”, e, pur avendo
uno stile diverso al mio, uniamo e fondiamo le nostre idee per creare opere belle e interessanti.

* Che cosa succede alla tua produzione oggettuale? Voglio dire dipinti, sculture e oggetti che si fermano a vendere … le tue opere sono anche murales su ordine pubblico o privato?
Per quanto riguarda la produzione di oggetti difficilmente potrei produrre per vendere, anche se di recente sto facendo qualche foto con l’intenzione di venderle.
La maggior parte dei miei lavori sono murales gratuiti realizzati per eventi e feste a cui ho partecipato, in cui di solito dall’organizzatore sono pagati tutti i materiali e la pittura.

* Hai mai lavorato su progetti pubblicità o comunicazione guerriglia?
A progetti pubblicitari mai, anche se a volte mi hanno chiamato per parteciparvi.
Per quanto riguarda la comunicazione guerriglia, questo è quello che faccio di solito, prendo i miei pensieri, le critiche, le idee, e li porto per strada liberamente, appropriandomi dello spazio senza permesso e in contrapposizione al flusso travolgente e ancora più invadente di spot e cartelloni pubblicitari che proliferano ogni giorno di più in città.

* Bene, siamo giunti alla fine dell’intervista… hai qualche anticipo sulle tue prossime attività?
Attualmente sto facendo elementi tridimensionali, che sono una serie di maschere robotiche, che sto mettendo sulle facciate di alcuni edifici, elementi emergenti delle facciate.
Poi ho un progetto per riciclare scatole di cartone e costruire case per gli uccelli, che sto cominciando a piazzare sugli alberi e per strada.
Per il mese prossimo ho intenzione di viaggiare verso il mare, dove ci sono molte case abbandonate, che di solito dipingo quando sono in viaggio.