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martedì 28 gennaio 2014

Le anime meticce di Giorgio Bartocci | Intervista di Alessandra Ioalé - prima parte


Esce oggi la prima parte dell'intervista che Alessandra Ioalè, nuova collaboratrice di Street Art Attack, ha fatto all'artista Giorgio Bartocci.
La seconda parte dell'intervista uscirà Martedì prossimo.

In occasione di Paratissima9 a Torino ho avuto il piacere di conoscere meglio l’artista marchigiano d’istanza a Milano, Giorgio Bartocci. Dai primi passi mossi nel Graffiti-Writing alle esperienze post-graffitiste, fondamentali per la sua crescita artistica, vediamo esplodere un talento dalla potente personalità, nel segno della fervida sperimentazione di mezzi e colore, da cui scaturiscono i suoi inconfondibili personaggi, anime meticce sospese in quel leale doppio gioco che l’artista intrattiene con la società e la città in cui essa vive.


Alessandra: Hai iniziato ad esprimerti come writer, attraverso lo studio e lo sviluppo personale del lettering. Come definiresti questo percorso iniziato a tredici anni: si tratta di ricerca artistica verso o all’interno di quella disciplina? O di impellente necessità di esprimere quelli che erano i tumulti adolescenziali?
Giorgio: I primi anni mi affascinava poter esprimere con i Graffiti una sorta di appartenenza ad una scena, una cerchia di persone differenti dal mucchio, un mondo da scoprire che mi affascina tuttora, ovvero poter scrivere attraverso un codice “segreto”. Ho scoperto tanto e gran parte degli stimoli del Writing, ma in altre situazioni ho preferito relazionarmi con estranei al fenomeno, da questi nascono le curiosità verso l’ arte e  la Street Art che trovo distaccate moltissimo dal Graffiti Writing. La quotidiana abitudine nel vedere le immagini delle cose, della gente (da quando ho iniziato) filtrata dal pensiero fisso dei Graffiti, è una sensazione che non smette. Mi trovo comunque attivo in contesti differenti. 

Giorgio Bartocci_Giungla Urbana
A: Oggi esprimi su parete il tuo punto di vista sul disagio sociale che noi giovani viviamo attraverso i personaggi dipinti con modalità compositive e cromatiche che fanno riferimento e richiamano alla tecnica del collage. Parlami della tua predilezione per questa tecnica e della declinazione che tu ne hai fatto su muro.
G: Non ho ancora declinato in un unico tema i miei disegni, ho trattato argomenti come frammentazioni e tensioni sociali alcuni anni fa, spesso sento l’esigenza di ripetermi. Il collage è una tecnica grafica che mi ha permesso di sviluppare un diverso approccio su parete e che mi soddisfa visivamente. Cerco di simulare una pittura, il mio intento è quello di trovare un compromesso compositivo tra gestualità, istinto, improvvisazione, segno grafico, sintesi, continuando la ricerca espressiva anche sul tratto, pur avendo eliminato l’outline. Ritengo che il mio prodotto artistico abbia valore solo se lo spettatore nota questi fattori, questi elementi insieme in una sensazione e li riconosce.


A: Hai partecipato, insieme a molti altri artisti di fama internazionale a Icone 5.9 di Modena: uno dei festival più significativi in Italia, che ha dedicato l’edizione del 2013 ai terremotati dell’Emilia e per cui hai realizzato una gran bella parete. Qual è stato il tuo approccio artistico in questo contesto?
G: Le prime edizioni del festival Icone sono state per me dei forti input creativi. Dopo alcune delle prime manifestazioni modenesi mi sono accorto che il mio metodo di concepire un graffito stava cambiando (all’epoca facevo solo Graffiti, Lettering). Grazie agli ospiti internazionali che sono stati invitati (spesso per la prima volta in Italia), mi sono accorto che potevi avere delle vedute più ampie, fuori da alcuni schemi che nel Writing classico non esistevano e forse ancora non sono state accettate dai puristi. Ho visto, così, per la prima volta dei post-graffitisti/Street Artist dal vivo: mi avevano colpito troppo Eltono, Stack, Honet, Ericailcane e tanti altri, che stile! Ho partecipato all’iniziativa dello scorso anno con particolare entusiasmo realizzando un’ opera sulla parete di un edificio scolastico costruito frettolosamente per dare spazio a tutti i bambini che avevano perso le loro scuole a causa del terremoto. Questo disegno racconta l’unione tra popoli in continua fusione, soggetti meticci, provenienti da tutte le parti del mondo, integrati, chi lo sa, forzatamente o liberamente tra loro. Nel lato a sinistra volevo sintetizzare il più possibile, tirare fuori quasi un logo del tema che ho trattato.

Giorgio Bartocci_ Icone5.9_Modena 2013

Giorgio Bartocci_ Icone5.9_Modena 2013, dettaglio

A: Sei stato anche artista in residenza del Boombarstick Festival nel borgo medievale di Dignano/Vodnjan in Croazia, un festival indipendente che alla sua prima edizione ha visto coinvolte personalità come Liqen, gli Interesni Kazki, Hitnes, Phlegm, Sam3, con cui avrai avuto modo di confrontarti. Cosa ha significato per il tuo lavoro questa esperienza sia dal punto di vista artistico che umano?
G: Conoscere e condividere qualcosa con artisti così importanti è stato forte. Il Boombarstick ha  cambiato aspetto ad una città intera, gli abitanti del posto hanno contribuito fortemente ed è stato assolutamente formativo per me poter dipingere in un contesto così alto. Ho aumentato alcune curiosità che mi mantengono vivo.

05 Giorgio Bartocci+Ufocinque_Boombarstick 2013

A: In quell’occasione hai collaborato con Ufocinque per realizzazione di una parete a dir poco esplosiva, molto ben articolata nella sua composizione in accordo con il contesto che la ospita. Vediamo una bella combo, in cui le due personalità artistiche dialogano molto bene. Ci vuoi parlare di questa bella collaborazione?
G: Con Ufo c’è un rapporto di stima e amicizia che ci ha portato a scegliere di realizzare una parete in combo, ci siamo confrontati per cinque giorni quasi ininterrottamente sul disegno che stavamo realizzando. Abbiamo deciso di fare una parete meno grande del previsto per questioni logistiche, quindi abbiamo modificato la prima idea in quello che vedi. La nostra preoccupazione principale era che dovevamo smetterla di aggiungere, altrimenti il muro sarebbe veramente esploso di dettagli e siamo arrivati al punto di chiederci se crossare alcune parti che erano fin troppo abbondanti, ma alla fine si è scelto di non toccare nulla.


Giorgio Bartocci_Boombarstick_2013_dettaglio

Intervista di Alessandra Ioalè
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