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giovedì 24 aprile 2014

Il Writing a Locate di Triulzi – L’Amazing Day 2014 – Prima Parte – di Giada Pellicari




Quest’anno ho avuto la fortuna di prendere parte in prima persona all’Amazing Day 2014, la manifestazione nata da un’idea di Mr. Wany con la volontà di creare un evento che ricalcasse le jam storiche, dove erano compresenti tutte le discipline dell’hip hop (se non avete letto gli articoli precedenti sulla manifestazione, forse è ora di farlo, ad esempio ne trovate uno qui ). Ero presente in realtà in una doppia veste, che mi vedeva come voce della mostra tramite un saggio critico introduttivo in catalogo e come parte di Street Art Attack, che quest’anno è stato mediapartner dell’evento.
E’ grazie a questo doppio coinvolgimento che ho avuto la possibilità di respirare sia da esterna che da interna l’intero progetto nella sua complessità, vedendo e vivendo in prima persona la fatica e la determinazione nel realizzarlo, osservando in maniera attenta il coinvolgimento delle persone e, successivamente, seguendo in diretta tutta la parte artistica relativa alle murate.
Penso che Locate di Triulzi sia un caso più unico che raro, soprattutto in Italia, di partecipazione della comunità nella fruizione del Writing e nella frequentazione di una manifestazione di questo tipo, che solitamente è appannaggio di chi quest’ambiente abitualmente lo abita, risultando il più delle volte come un insieme chiuso. Molto spesso nella letteratura relativa al Writing, prevalentemente in quella riguardante le forme che si avvicinano a quello che viene inteso come muralismo urbano, viene utilizzato impropriamente il termine di arte pubblica, poiché il più delle volte con essa si va ad intendere una qualsiasi forma d’arte esposta in pubblico. L’errore che si fa solitamente è che la comunità quando non si sente parte del lavoro o della sua realizzazione fin dalla parte progettuale, spesso vive l’opera d’arte come un’effettiva invasione del proprio territorio. Nel caso del Writing si va ad accentuare questo aspetto che assume una velatura di complessità ancora più forte, dato che per comprenderlo nella sua interezza è necessario quanto meno saper leggere qualche lettera. Dall’esterno infatti il tutto viene visto come una sorta di codice incomprensibile e, invece, leggibile prevalentemente da chi è partecipe della cultura e da pochi altri. E’ proprio per questo motivo che spesso forme di Street Art o di Writing figurativo vengono maggiormente accettate dalle comunità, perché ricalcano degli schemi già parte della cultura visiva quotidiana e vanno a configurarsi tramite un linguaggio iconico molto più comprensibile. In realtà non volevo che questo articolo assumesse una disquisizione sulla teoria e la curatela dell’arte pubblica, cosa che di fatto faccio nella mia vita quotidiana, ma si rendeva necessario innanzitutto per dare delle coordinate rispetto all’utilizzo improprio del termine fatto usualmente senza tener conto di tutte le variabili complesse che vanno a detonare un progetto di arte pubblica e la sua riuscita, ma anche e soprattutto per comprendere come, in realtà, le dinamiche di relazione che accadono a Locate di Triulzi siano effettivamente interessanti, perché la comunità sta iniziando a comprendere cosa sia il Writing e a gestire una fase di normalizzazione della materia.


Ph: Giada Pellicari

Locate di Triulzi è infatti un caso anomalo nel mondo del Writing e nella sua fruizione, e proprio per questo motivo è uno dei più interessanti che io abbia mai visto da vicino e anche studiato, perché durante i giorni dell’Amazing Day ho riscontrato in prima persona come il Writing sia effettivamente parte della città e come venga realizzato in maniera molto integrata con la pianta del paese e vissuto, di conseguenza, come un aspetto della quotidianità della cittadina. Si può proprio pensare che a Locate sia possibile assistere ad una dimensione relazionale del fenomeno, cosa che ho constatato piacevolmente quando la Domenica della manifestazione insieme ai writers che dipingevano, c’era anche un signore che si imbiancava la staccionata, le signore anziane che chiacchieravano o il parroco che in primis ha dato la disponibilità del proprio oratorio per dipingere. 


Dallo smartphone, Ph: G.P

E’ chiaro che una situazione come questa si è creata grazie all’esistenza di un’amministrazione comunale oculata, ma soprattutto conseguentemente al lavoro da interno che Mr. Wany ha fatto nel corso degli anni, dove a mano a mano è riuscito ad avere sempre più spazi dove poter dipingere, invitando grandissimi nomi, e realizzando degli effettivi interventi che più che di Writing vanno a toccare forme di muralismo urbano, come nel caso del sottopassaggio della stazione locale. L’Amazing Day, che a Locate esiste solo da due edizioni, in realtà è la fase finale di anni di hall of fame che Wany ha ottenuto per dipingere. 


Sofles e Mr. Wany, Ph: G.P

Bisognerebbe quindi ragionare su forme di questo tipo, su come facendo un lavoro dal basso e allargandosi in maniera organica, pensata e coerente, questa stessa pratica venga accettata dalla comunità e anche aspettata il più delle volte. Grazie al Writing infatti si sono create delle forme di relazionalità interna che hanno determinato, poi nella realtà dei fatti, delle dimensioni pubbliche del fare graffiti. Altro aspetto molto interessante è che praticamente è inesistente il bombing nella cittadina, un fatto forse dovuto proprio perché ormai essa risulta piena zeppa di murate e di hall of fame.


Una scuola a Locate di Triulzi, Ph: G.P

L’Amazing Day è stato strutturato per l’ultima edizione di quest’anno in quattro sedi principali, che si sono andate a dislocare per il centro di Locate di Triulzi, senza andare a toccare e ad intaccare le pareti precedentemente dipinte, come: la murata dell’oratorio, quella della palestra, quella della bocciofila e la sede della mostra.
Partendo dalla parte centrale, arrivando dalla stazione, ci si imbatteva nell’ex municipio, dove è stata allestita la mostra Urban Triangle, che ha visto la partecipazione di artisti nazionali e internazionali, dislocati in un percorso che partiva da una base storica, ma che si è sviluppata tramite un rapporto di assonanze tra i lavori.
Le pareti principali della manifestazione in realtà, guardate a posteriori, sembravano strutturate anch’esse secondo assonanze stilistiche o di provenienza dei writer.
Ad esempio nella murata dell’oratorio che, a differenza delle altre, si sviluppava in maniera longitudinale, sono stati chiamati a intervenire writer prevalentemente provenienti dalla zona del milanese o dell’hinterland, o comunque che avessero inclinazioni al Wild Style. 


Pongo, Ph: G.P


Deco, Ph: G.P

Tra gli altri possiamo ricordare il caso di Orgh da Roma, o della combo dei CKC tra Pongo e Deco, passando per Wubik e Rifle, arrivando al pezzo di Toran degli AMC che ha giocato tra i toni del giallo e dell’aranciato impostando successivamente uno sfondo che avesse la capacità di dare profondità al pezzo, circondandolo da alcuni puntini bianchi che in realtà sono divenuti da diversi anni una sua cifra stilistica. Si termina poi con il lavoro di Ericsone e della crew The Losers, composta da EricsOne, Steyn & Frenky Qpro, di chiara ispirazione filmica.


Wubik, Ph: G.P


Toran, Ph: G.P


Erics, Ph: G.P

La parte relativa alla palestra, invece, suddivisa in diverse murate principali, era caratterizzata da stili completamente diversi e anche da writers di provenienze opposte, dove però si sono concentrati alcuni dei grandi nomi partecipanti alla manifestazione, come nel caso di Dems, che oltre al pezzo in rosa dipinto in una sola giornata, si è cimentato successivamente in diversi throw up su di una parete laterale interna. 
Altri invece sono Serval e Deco che, molto vicini, hanno realizzato una parete dove ora si può trovare la compresenza di lettering e figurativo, per poi andare su un muro dedicato a Pariz che ha dipinto invece un pezzo molto gioioso, il progetto di V3rbo che si è inserito in maniera site-specific su di una fornace allargandosi tramite una forma architettonica, il lavoro di Frode che ha proposto un pezzo prettamente pittorico e caratterizzato dallo studio di un’iconografia classica ma rivisitata in maniera contemporanea come quella della madonna, e Blef, che si sa quello che è in grado di fare.


Deco, Ph: G.P

Serval, Ph: G.P

Pariz, Ph: G.P

V3rbo, Ph: G.P

Nel retro invece un master dei TDK come Raptuz, che ha avuto una parete intera dove ha portato avanti un ghepardo, realizzato con la nuova tecnica che sta portando avanti negli ultimi anni e che nasce da una scomposizione e traslazione dei piani pittorici, come se tutto fosse visto attraverso un cristallo rotto. Quest'ultimo è stato dedicato al trentennio dei CBS, la crew californiana di cui è parte.


Raptuz, Ph: G.P

Raptuz, Ph: G.P




Giada Pellicari



In copertina CMPone, Ph: G.P
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