giovedì 15 maggio 2014

Intervista a Frode - prima parte - di Giada Pellicari




E' con grande piacere che oggi pubblico la mia intervista a Frode, noto writer milanese conosciuto prevalentemente per la realizzazione di progetti di carattere pittorico e figurativo. Quello che emergerà dal nostro dialogo risulta essere innovativo per questo sito e nuovo all'interno della serie di interviste da me realizzate, perchè abbiamo affrontato il Writing sia dal punto di vista storico e teorico, che anche da quello inerente a tutti gli aspetti legislativi legati alla disciplina. 
E' la prima volta infatti che Frode rilascia un'intervista di questo tipo, nella quale abbiamo parlato in maniera approfondita del rapporto biunivoco esistente tra la sua produzione come writer e il suo lavoro come avvocato, aspetti che in precedenza aveva sempre trattato separatamente.


Giada: Il più delle volte vieni conosciuto o come Frode o come Avvocato, e sono pochi quelli che sanno, in realtà, che sei la stessa persona. Spesso, infatti, rilasci interviste separate dove si parla o di materia legislativa o di Writing, mentre in questo caso abbiamo deciso di impostare il nostro dialogo parlando di entrambi gli aspetti che caratterizzano la tua vita, riconducibili essenzialmente a un binomio unico. Com’è stata l’evoluzione della tua pratica pittorica negli ultimi anni e come la concili in relazione a quella professionale?
Frode: La mia strada parte come writer dal 1993, ed in questo tempo ho potuto evolvere uno stile che oggi ormai è facilmente connotabile. Ho cercato di tenere le due strade distinte fino a che ci sono riuscito…Fin dall’ingresso nel mondo della giustizia, mi sono ritrovato a dover celare la mia identità “artistica”. Questo è avvenuto per forza di cose: provenivo da circa dodici – tredici anni di writing sempre su strada ed in prima linea, un mondo molto diverso da quello giudiziario….entrambi mondi con delle regole e molto competitivi, ma molto diversi.


Mimesis project 2006


Il linguaggio della strada, più sincero, ha poco in comune con quello specifico dei tribunali, le regole non scritte sono molto diverse da quelle frutto di leggi, e i costumi immutati da secoli sono distanti da quelli recenti ed in forte evoluzione del mondo dei Graffiti.
Presto però il grigiore delle aule di giustizia e delle carceri, le giornate in mezzo ai casi umani, scandite da atti, interrogatori, corse incredibili dietro la burocrazia, hanno cominciato ad imprigionare la mia creatività. Cominciavo progressivamente a capire che quello che vivevo non poteva restare soltanto dentro, dovevo trasformarlo in un messaggio, dovevo portarlo nei miei disegni e sfondare quel velo invisibile che distingue l’uomo ingessato dall’uomo rispettoso degli altri uomini ma non disposto troppo al compromesso.


Frode, Arte e Cemento, 2007


Sebbene da un lato fossi consapevole di fare un passo nel vuoto sacrificando tempo della professione forense a favore della street art, dall’altro non riuscivo a dire di no a tutte le collaborazioni che via via mi si presentavano. Il tentativo ha portato a risultati sempre migliori e fino ad oggi riesco a spingere entrambe le cose sui binari giusti, specie da quando ho iniziato a difendere diversi writers nei processi a loro carico. Unendo le due esperienze ho aggiunto qualcosa in entrambi i casi, di modo che oggi nel mondo forense sono il principale avvocato dei writers e in quello dei graffiti, per ora, sono l’unico writer-avvocato.
C’è da dire che non sempre è facile conciliare le due cose, a volte non è facile ritrovarsi avvocato in una strada o writer nel mezzo di una arringa e spesso mi ritrovo a fare acrobazie per essere pronto nelle aule ed ugualmente spinto nell’esecuzione dei lavori di Frode.


Frode, Four Season, 2012


G: Molto spesso nei tuoi lavori si riscontra un uso pittorico e realistico dello spray, privilegiando nella maggior parte dei casi soggetti figurativi e anche iconografie già radicate nella tradizione della storia dell’arte italiana, andando a denotare delle volte anche dei frame effettivamente narrativi. Come vedi lo sviluppo di soggetti figurativi nel mondo del Writing e qual è il tuo approccio nella realizzazione?
F: Sono partito come ogni writer dallo studio dalla lettera, che ho seguito con costanza per circa dieci anni, poi però il mondo del writing “classico” ha cominciato a pesarmi, troppi schemi rigidi e regole, troppi aspetti di chiusura. Ho cominciato a notare che troppi artisti si dedicavano alla sola evoluzione dello stile e poco al contenuto, mentre io non volevo appartenere alla schiera di quelli che con il loro lavoro vogliono dire:”Guarda quanto sono figo!”.


Frode, throw up, 2002


Quindi ho cominciato ad evolvere naturalmente le lettere in linee di città, sperimentando direttamente in strada e quasi sempre senza bozzetti preparatori. La mia esigenza principale è quella di comunicare le mie idee sulla società e di offrire spunti di riflessione su temi importanti, sulla natura dell’uomo, la storia politica del mio tempo. Ho cominciato progressivamente ad aprirmi a collaborazioni col mondo del design e della moda, come con Kartell, Karim Rashid o ancora con Armani.  Ho potuto così dipingere in posti dove c’è stata la guerra, come nella hall of fame di Mode 2 a Parigi, oppure a Liverpool Street a Londra, o ancora nella città di Banksy insieme ad alcuni tra i più celebri Street Artist al mondo. Tutto questo lo faccio sempre divertendomi ed ogni volta è una soddisfazione inattesa.


Rita Levi Montalcini, Upfest Festival, Bristol, 2013


Il soggetto figurativo permette d’instaurare un dialogo immediato con lo spettatore, tutt’oggi cerco il dialogo nella mia espressione, come nella scelta dei luoghi in cui inserisco i miei messaggi, in una strada od a fianco di un passante, ma sempre frutto di una precisa scelta.
Penso che nel mondo del writing, si è assistito al progressivo miglioramento degli strumenti creativi a disposizione, ma anche ad un costante innalzamento del livello stilistico delle creazioni; tutto ciò ha favorito la crescita d’importanza dei figurativi e  di quelli che in passato erano soltanto sfondi, ossia elementi che da semplici coreografie si sono trasformate in soggetto principale.

 
Frode e Manu Invisibile, Human Regress


G: Molte delle tue recenti opere murali sono dei tributi a personaggi contemporanei importanti, come nel caso di Nelson Mandela, del murale con Falcone e Borsellino, o quello dedicato alle donne partigiane che si trova nel quartiere Barona, dove sei nato. In questo modo si può riscontrare una traslazione dal mondo del muralismo urbano a quello invece dei monumenti effettivi, realizzati grazie ad un approccio pittorico. Come mai da parte tua vi è l’esigenza di creare dei progetti inclini al ricordo e come nascono?
Qual è stato il contributo del quartiere Barona nel tuo approccio al mondo dei graffiti e come lo ha influenzato?
F: Ho dipinto Mandela, oppure Rita Levi Montalcini, o Einstein, o Falcone e Borsellino, sempre associandone l’immagine ad un messaggio, esplicito o meno, anche nel solo tentativo di comunicare con la sola intensità dello sguardo e delle linee veloci che mi caratterizzano. Intendo infatti innescare nello spettatore la voglia di conoscere il pensiero e approfondire la storia di personaggi che sono un patrimonio pubblico, visto che oggi molte poche persone leggono, si nutrono di immagini e quindi lo spunto può provenire anche da un semplice graffito.


Frode, Mandela City


Tutti attraversiamo momenti in cui ci sentiamo privi di riferimenti, la mancanza di modelli per affrontare con chiarezza il mondo che ci circonda resta un dato di comune esperienza e l’esempio di un grande uomo o di una grande donna è come una stella polare per trovare o riprendere la strada.
Capita che arrivino mail di sconosciuti che mi ringraziano per il graffito di Falcone e Borsellino (del 2010), nello specifico nato con l’intento di comunicare che la giustizia è un valore che perdiamo di vista e su cui tutti dovremmo focalizzare i nostri sforzi. Proprio il tema delle priorità della Giustizia spesso viene mistificato, come ad esempio nel tentativo di mettere al centro dell’attenzione i reati “bagatellari”, come l’imbrattamento dell’art.639C.p, sorvolando invece sulla necessità di combattere in ogni modo il fenomeno della corruzione e quello della mafia, piaghe da sempre dell’Italia.


Frode, Falcone e Borsellno, 2010


Parlando della Barona, che di certo è stata e rimane per molti una specie di culla creativa, ha di fatto influenzato in modo permanente il mio stile. Non a caso sono nato proprio in questa zona. Oggi credo non avrei potuto trovare altrove in Italia negli anni Novanta altra zona in grado di concentrare alcune tra le più importanti crew in Italia, come i THP, MNP, 16K e numerose hall of fame, metropolitane, tetti e contaminazioni tra ambienti diversi. Ad un passo dal centro di Milano, in Barona si annidano molti cantanti hip hop di fama, numerosi studi di moda e di design, numerosi writer e street artist. E proprio in Barona è nato il primo esempio di Milano ed Italiano di murata-monumento storico, quando nel 2013 ho progettato e realizzato, insieme con Manuinvisible, Tawa, Ivan e gli N1, Piazzale Donne Partigiane. 


Frode, Piazzale Donne Partigiane


Intervista di Giada Pellicari



La seconda parte dell'intervista a Frode uscirà la settimana prossima.
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