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venerdì 3 febbraio 2012

Zoa, la street artist che sfida Putin




Created with flickr slideshow.

L’hanno arrestata una decina di volte, le hanno rotto un polso, il compagno, pure lui attivista, è stato licenziato dall’agenzia aerospaziale dove prestava servizio. Dura la vita dell’oppositore in Russia. Per la 25 enne Aleksandra Kachko c’è l’aggravante di essere una street artist. Avete presente tutti quei palazzi monumentali di San Pietroburgo – città natale di Putin e Medvedev, Batman & Robin come lì chiamano qui -, la prospettiva Nevskij, la piazza dell’Ermitage e così via? I graffiti durano poco tra squadre di polizia e pulizia.

Sasha spesso realizza a casa le sue opere su carta e le incolla, e sono facili da togliere. In alcuni casi si tratta di stencil, vernice applicata sul muro con una maschera (tipo normografo), tecnica molto usata per messaggi politici. Gli stencil di Sasha, in arte Zoa o Rosovi Bint, rappresentano una figura femminile col megafono che dà la sveglia al popolo russo. La milizia le dà però una mano nel lavoro: una volta l’ha arrestata mentre stava mettendo la colla su un disegno, e ha finito il lavoro per lei (al fine di fabbricare le prove): « Difficile dire quanto resiste un mio graffito – spiega – quanto passa prima che venga cancellato, dipende se è in zone affollate o meno. La colla non dura tanto in ogni caso ».

A Ekaterinburg e Perm si fanno festival di street art, a San Pietroburgo non si vede molta roba sui muri e anche le manifestazioni di protesta contro i brogli elettorali si sono disperse in diversi cortei, niente a che vedere col fiume di gente di dicembre a Mosca. « I gruppi di opposizione non si sono messi d’accordo – dice Sasha -, qualche politico si è impossessato del palco e la gente non l’ha seguito, gli attivisti più radicali sono stati visti come provocatori… Non so Mosca è la capitale, è diversa, ma l’opposizione qui è molto attiva ».

Quando ti arrestano per quanto tempo ti tengono dentro? « Un giorno al massimo ». La tua famiglia lo sa? « Vivo per conto mio, loro non sanno niente ». Sasha sorvola sulla famiglia, ha studiato senza incoraggiamento da parte dei genitori, il padre è un ex saldatore alcolizzato. Niente vittimismi. « Il mio compagno è stato licenziato dopo l’episodio del polso rotto », dice.

A qualcuno è andata peggio. Sasha cita il caso di Tasija Osipova, che si è beccata dieci anni a Smolensk, per possesso di coca: « In realtà perché suo marito è un attivista. Terribile ».

Sasha ha iniziato a manifestare, avvicinandosi alla politica, nel movimento Strategia 31, che ogni giorno di fine mese si riunisce a Mosca e nelle altre città della Russia per protestare contro la violazione dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce il diritto a manifestare pubblicamente in modo pacifico. Meno pacifica la reazione della polizia, in particolare i minacciosi Omon, le forze speciali ma non solo.

Sul volo di ritorno per Milano mi sono trovato seduto di fianco alla figlia di un poliziotto che raccontava come la convocazione per andare a reprimere le manifestazioni sia qualcosa del tipo: « Vai e mena ». Al resto si pensa dopo. Anche a trovare un capo di imputazione. Una volta Sasha è stata arrestata per avere attraversato la strada dove era vietato. Ma sul lavoro non ti creano problemi? « No non ho avuto problemi. Tutti capiscono », dice.

Tra i soggetti realizzati da Sasha ce ne sono molti di tema femminista, una donna crocifissa, con la scritta « il Patriarcato uccide », che sarebbe come da noi prendersela col papa e col papà. All’estero – forse sarà un retaggio sovietico – la donna russa è vista come emancipata… « Emancipata? Ci sono donne emancipate e altre che appartengono a una cultura patriarcale. La chiesa vuole restringere i diritti e le libertà della donna, un po ’ come è successo in Egitto dopo la rivoluzione. Le donne non sono libere perché lavorano, continuano a occuparsi della casa. L’Unione Sovietica era meno sessista perché era necessario che le donne lavorassero nelle fabbriche e aumentassero la produttività, ma sempre per l’interesse nazionale ». Esiste un movimento femminista russo tipo le ucraine di Femen? « Niente del genere. Il femminismo in Russia è venuto fuori grazie a Internet, ed è associato ai gruppi Gay-Lesbo-Trans o antifascisti, alla sinistra ».

Nelle proteste non si vede mai qualche ritratto di Anna Politkovskaja, è così sconosciuta? « Ne ho sentito parlare quando mi sono avvicinata alla politica, qui non la conosce nessuno al di fuori di una ristretta cerchia, i russi leggono poco ».

E chi è il simbolo della protesta? « Il blogger Aleksej Navalnij, che è diventato famoso per avere scritto un libro sulle ruberie del regime ». Casuale la scelta del nome d’arte Zoa: « Una volta hanno attaccato un annuncio sui miei graffiti: “Sono interessata a incontrare un uomo. Zoja” e ho deciso di adottarlo come nome ». E Rosovi Bint? « È il titolo di una canzone di una rock band russa, l’ho scelto molti anni fa ». Quale band? I Ddt? « Gli Agata Kristy ».

I tuoi pezzi li vendi? Come campi? « Sono architetto, lavoro in una ditta, la mia street art non ha fini commerciali ».

Internet è stata importante per i movimenti? « La protesta è venuta fuori a dicembre grazie ai social network ». E per la street art? « Conosco il lavoro di altri street artist grazie a Internet. Come il gruppo Voina ». Cioè Guerra. Hanno disegnato un cazzo di 65 metri vicino al palazzo dei servizi (Fsb) col seguente slogan: « Cazzo catturato dal Kgb ».

Sasha cita anche i Piromani dei ponti. Su Youtube si filmano mentre disegnano, sotto un ponte, una figura umana che accende una miccia. La miccia è disegnata ma prima di darsela a gambe lanciano una molotov e “accendono” il graffito. Il loro obiettivo è tagliare i ponti, rompere, creare cambiamenti (si possono vedere su 183 art. ru / most / firemost. htm). Purtroppo la visibilità all’estero è scarsa per via della lingua. Un mezzo di comunicazione e protesta come la street art perde il carattere effimero grazie a Internet ma si diffonde fino a un certo punto.

Ma come è iniziato tutto? Sasha ha iniziato a fare graffiti politici dopo l’arresto dell’amico Aleksander Pesotskij, incriminato per l’art. 282, l’accusa di ricostituzione del partito bolscevico. Uno dei leader del movimento L’altra Russia, non riconosciuto ed escluso dalle elezioni. Chi non vota Putin si deve rassegnare a votare i comunisti? « Non c’è molta alternativa, ma il partito comunista è controllato dal Cremlino ». Come i Grupirovka Peremen, graffitari pro-Putin.